Dopo l'Unità d'Italia

L'architettura del ferro compare a Cagliari tra il 1882 e il 1886, quando viene costruito su disegno di Enrico Melis il mercato coperto di largo Carlo Felice, oggi non più esistente.
Nella capitale sarda, lo sviluppo dell'urbanistica moderna poté darsi solo a partire dal 1861, quando la città fu espunta dall'elenco delle piazzeforti e fu perciò possibile procedere all'abbattimento dei bastioni, in particolare di quelli rivolti verso il quartiere storico della Marina, quindi in ragione delle mutate esigenze funzionali rispetto all'area del porto. Nel 1880 fu tracciato il lungomare di via Roma, alla cui estremità orientale si volle erigere il nuovo Palazzo civico, in seguito al concorso che selezionò il progetto a firma di Crescentino Caselli, ma dovuto in realtà all'architetto Annibale Rigotti.
Sia il Palazzo civico, iniziato nel 1899, sia la Terrazza Umberto I, ultimata nel 1902 come sistemazione monumentale dell'affaccio del bastione Saint-Remy e del quartiere storico di Castello sul sottostante declivio che attraverso la Marina conduce al porto, esplicitano i due principali linguaggi storicisti della trasformazione urbanistica di Cagliari, il secondo lungo le coordinate neoclassiche, il primo nel programma di un revival neogotico con abbondante ricorso a decorazioni liberty. Sarà quest'ultima tendenza di gusto a prevalere nell'edilizia cittadina, soprattutto nella caratterizzazione modernista o ormai déco delle ville lungo il viale Merello o della serie dei palazzi che si allineano sul fronte di via Roma.