Reperti e monumenti della cristianizzazione

L'archeologia cristiana e medievale è disciplina relativamente nuova in Sardegna. Si hanno tuttavia dati sufficienti ad affermare che nell'età bizantina (VI-XI secolo) l'isola non venne tagliata fuori dalle relazioni culturali con il resto del Mediterraneo.
La ricostruzione degli aspetti della vita quotidiana e dei rapporti commerciali, resa possibile dal recupero archeologico delle produzioni materiali, permette di documentare la presenza di manufatti locale e d'importazione, in ceramica, metallo e vetro, di contesti edilizi e insediativi, in tutto analoghi a quelli testimoniati in altre zone d'Italia, Africa settentrionale, Europa e Vicino Oriente.
In Sardegna la presenza del cristianesimo è di attestazione precoce: risale infatti al II secolo la notizia di cristiani "damnati ad metalla", probabilmente nelle miniere del Sulcis-Iglesiente. Non sembra pertanto casuale il fatto che a Sant'Antioco, sotto la chiesa del martire locale, si trovino catacombe utilizzate dalla comunità cristiana sicuramente a partire dal IV secolo.
Bisogna però arrivare alla fine del III-inizi del IV secolo per trovare il più antico manufatto artistico di sicura iconografia cristiana e la più antica attestazione di una diocesi isolana. Si tratta, rispettivamente, del frammento di sarcofago marmoreo a doppio registro con il "Sacrificio di Isacco" e altre scene vetero e neotestamentarie, prodotto in officina ostiense, rinvenuto a Olbia e oggi nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, e della notizia relativa alla partecipazione del vescovo cagliaritano Quintasio al concilio di Arles del 314.
Non si sa quale e dove fosse a Cagliari la cattedrale di Quintasio e nessun edificio isolano, fra quelli conosciuti, risale a data così antica. Gli scavi archeologici in diverse aree delle città costiere caratterizzate da una lunga storia urbana hanno riportato alla luce chiese a impianto longitudinale e battisteri, che non sembrano però anteriori al V secolo. È il caso, fra gli altri, delle basiliche di Cornus, Tharros, Nora e Porto Torres, cui si aggiunge quella di Donori, ubicata in un centro dell'entroterra cagliaritano. Soltanto di quest'ultima si conosce con esattezza il titolo (San Nicola). Sono edifici tipologicamente e tecnicamente tardoantichi, per i quali è difficile precisare una datazione, comunque non successiva al VII secolo.