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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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Il cinema in Sardegna

Nel 1899 i Lumière, attraverso il regista Francesco Felicetti, girano "Voyage du Roi Humbert Ier en Sardaigne", cinque cineattualità che raccontano la visita del sovrano e della regina Margherita nell'isola. Da quella data fino agli anni Venti del Novecento esistono sul cinema in Sardegna poche testimonianze, rari film, girati o solo ambientati nell'isola, come "Cainà" di Gennaro Righelli, "La Grazia" di Aldo De Benedetti o "Cenere" di Febo Mari, unico film con Eleonora Duse, tutti direttamente o indirettamente ispirati alla Deledda. Presso la Cineteca sarda, archivio di rilevanza regionale, si conservano addirittura tre versioni di "Cenere", tutte diverse fra loro nella durata e nelle didascalie, ancora da investigare con cura.

Nel secondo dopoguerra il discorso cambia, almeno da un punto di vista quantitativo: sono numerose le produzioni realizzate con il patrocinio della Regione Sardegna (soprattutto l'Assessorato alla Rinascita) e dei suoi enti strumentali come l'ERSAT o l'ESIT. Ma la Sardegna affascina - nel bene e nel male -anche le produzioni internazionali. La Disney, e questo è forse uno degli esempi più curiosi, inserisce i sardi nella serie documentaria "Popoli e paesi" che indaga assieme esquimesi, indiani d'America e altri popoli "estremi" o in via d'estinzione, con un filmato dove gli scoiattoli scorrazzano fra amabili pastori di Desulo con la barba bianca, nella migliore tradizione Disney.
In quegli stessi anni viene girato "L'ultimo pugno di terra" di Fiorenzo Serra, il più grande documentarista sardo. La dolorosa e impietosa raffigurazione dell'isola nel film di Serra porta a definire il film "anti autonomistico, disfattista ed amaro". Proprio questa vicenda ci dice come oggi, solo attraverso una lettura integrata dei beni culturali, col recupero delle testimonianze archivistiche che ricostruiscono il contesto storico in cui un film è nato, sia possibile ricomporre anche un immaginario cinematografico e una storia del cinema in Sardegna altrimenti destinata all'oblio o a interpretazioni molto parziali.
"Un decennio più tardi - scrive il critico Gianni Olla nel saggio "Per un documentario in Sardegna" in "Filmpraxis. Quaderni della Cineteca Sarda" del 1995 - le esigenze dei media, l'apparizione della tv... faranno emergere molte varianti interessanti, in primo luogo il 'boom' della Costa Smeralda e il problema del banditismo. Che, pur essendo tematiche apparentemente slegate, costituiscono tuttavia l'esempio più chiaro di una cronaca o di un'attualità legata ad un immaginario che comincia ad imporsi nel presente e non solo nel mitico orizzonte dell'arcaicità".
Anche le opere più valide sono pesantemente condizionate da questa visione dell'isola o con essa devono comunque fare i conti. Così è stato per "Padre padrone" dei Taviani, contestata Palma d'oro a Cannes nel 1977, letto in Sardegna non come "opera di formazione" ma mancato film etnografico.

Intorno alla seconda metà degli anni Ottanta, quando in tutta Italia emerge una nuova generazione di cineasti, anche in Sardegna si afferma un gruppo di autori, fra i quali Gianfranco Cabiddu, che esordisce con il film "Disamistade", leggibile come una metafora del cinema di ambiente sardo costretto a fare i conti con la propria pesante eredità.
Altre autrici e autori, di una generazione vicina a quella di Cabiddu, si confronteranno a modo loro con la tradizione, alcuni abbandonando la Sardegna e ritornandoci (come ambientazione) solo dopo una lunga separazione e un'ottima affermazione altrove ("Un delitto impossibile" di Antonello Grimaldi) o riaffrontando coraggiosamente la Deledda con film personalissimi ("... Con amore Fabia" di Maria Teresa Camoglio).
Enrico Pitzianti, nell'era del rinnovato interesse per il cinema documentario, esordisce nel lungometraggio ("Piccola pesca", 2004) toccando con grande sensibilità il tema attualissimo delle basi militari, e il tam tam sul nuovo film di Enrico Pau, "Jimmy della collina", dimostra che la Sardegna delle faide, dei paesaggi orridi e pittoreschi o delle vacanze in Costa Smeralda è ormai sostituita dalla Sardegna degli impianti industriali, delle periferie, dell'emarginazione, così inserendosi nell'orizzonte della modernità.
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