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La dea madre

Perfugas, statuina di dea madre
Perfugas, statuina di dea madre
Una delle produzioni più esplicitamente "artistiche" della Sardegna prenuragica è certamente rappresentata dalle statuine di "dea madre".
Si tratta di sculture di piccole dimensioni (mediamente oscillano intorno ai 10-15 cm di altezza, ma ve ne sono anche di più piccole e di più grandi) raffiguranti figure femminili.

La denominazione "dea madre" attribuita a tali sculture deriva dal contesto di rinvenimento, sempre di ambito funerario, che ha spinto gli studiosi ad ipotizzare che tali immagini possano essere una rappresentazione sacra dello spazio fisico e simbolico in cui il defunto viene deposto: la "Terra", concepita come "generatrice" della vita e quindi come "madre", nel cui "grembo" (la tomba ipogeica) il defunto torna ad essere accolto. Si tratta, comunque (è opportuno precisarlo) di ipotesi interpretative.

La più antica di tali figure è la cosiddetta "Venere di Macomer", la cui datazione, non certa, sembra inquadrabile nel Neolitico antico.
Lo stile della rappresentazione varia a seconda della fase cronologica e culturale. Si parte dallo stile "naturalistico" della "Venere di Macomer" e, ancor più, delle statuine "steatopigie" rinvenute in necropoli pertinenti alla Cultura di Bonu Ighinu; si passa poi alle statuine in stile "cruciforme", pertinenti alla Cultura di Ozieri e si giunge alle figure "traforate" dell'Eneolitico.
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