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La statuaria in pietra

Macomer, Betili Tamuli
Macomer, Betili Tamuli
Le statue in pietra, diffuse in varie parti dell'isola, provengono per la maggior parte da santuari, e riproducono in genere protomi animali, soprattutto il toro. Riconducibili alla religiosità dei nuragici, sono forse la continuazione di quel culto per il partner maschile della dea madre già adorata in età prenuragica.

Un altro soggetto spesso riprodotto, in statue sia di media grandezza sia di dimensioni ridotte, è il nuraghe stesso, in prevalenza monotorre, costituito da un pilastrino, detto "betilo-torre", anche in relazione al fatto che la loro collocazione abituale era all'interno della "capanna delle riunioni", quasi sempre al centro del vano e su un supporto collocato nel pavimento. Una sorta di altare (un "betilo"), dunque, da cui la divinità vigilava ed era garante delle decisioni e dei patti che durante le riunioni venivano sanciti. Si rinvengono, tuttavia, rappresentazioni - anche in bronzo e di piccole dimensioni - di nuraghi complessi, con realistica raffigurazione del mastio svettante sul bastione, degli spalti su mensole che coronavano la parte superiore delle mura.

Grazie a queste rappresentazioni riusciamo oggi a cogliere quale dovesse essere la struttura originaria delle torri nuragiche, pervenute a noi prive della copertura. In piena Età del Ferro, la civiltà nuragica riuscirà anche a produrre una grande statuaria antropomorfa, limitata tuttavia ad un caso isolato, nell'entroterra di Tharros, precisamente nel santuario funerario di Monti Prama a Cabras.
In questo periodo andavano già formandosi delle aristocrazie "sardo-fenicie" e il tempo della civiltà nuragica sconfinava già nel mito. Proprio al mito di questi lontani antenati, ormai eroicizzati e divinizzati, parrebbero rifarsi le grandi statue di Monti Prama, che riproducono le fattezze dei bronzetti, con il loro ricco armamento di archi, elmi cornuti, scudi, guanti e altre protezioni per gli arti ed il corpo.
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