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Le pintaderas

Pintadera in ceramica dal villaggio S'Urbale di Teti
Pintadera in ceramica dal villaggio S'Urbale di Teti
Mentre nella nostra contemporaneità la distinzione tra "prodotti artistici" e "artefatti" realizzati per svolgere finalità pratiche tende ad essere piuttosto netta (con la significativa eccezione del campo del "design"), nell'antichità il sentire comune percepiva la distinzione tra la figura dell'"artista" e quella dell'"artigiano" in modo assai più sfumato di quanto non avvenga oggi.

È quindi tutt'altro che raro per gli archeologi imbattersi in manufatti pertinenti alla dimensione del quotidiano che presentino valenze "estetiche" più o meno marcate. Le "pintaderas" sembrano rientrare in tale categoria di oggetti.

Col termine "pintaderas" si fa riferimento a manufatti in terracotta di piccole dimensioni (gli esemplari noti raggiungono un diametro non superiore ai 10 cm), con una faccia piatta o leggermente convessa, decorata a motivi geometrici.

Dal punto di vista funzionale, questi oggetti sono stati interpretati come matrici utilizzabili per la decorazione di particolari tipi di pane, forse impiegati per lo svolgimento di particolari cerimoniali religiosi.

Questa ipotesi è resa plausibile dal rinvenimento di vari "bronzetti" (le ben note statuine in bronzo di piccole dimensioni) raffiguranti "offerenti" (così interpretabili per la posizione della mano destra sollevata nel canonico atteggiamento "devozionale") che portano sulla mano sinistra una focaccia decorata con gli stessi motivi geometrici che ornavano le "pintaderas".

Questi tipici manufatti "nuragici" (che presentano comunque affinità morfologiche e funzionali con le più tarde "matrici" puniche) sono stati ritrovati sia in luoghi di culto che in nuraghi e in villaggi. Cronologicamente sembrano inquadrabili in un periodo che va dalla fine del Bronzo Finale e alla prima età del Ferro (X-VIII sec. a.C.).
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