Fluminimaggiore, tempio di Antas

I santuari

Oltre che dalle città, la presenza fenicia in Sardegna fu segnata dalla realizzazione di nuovi santuari, essendo la dimensione del "sacro" uno degli elementi cruciali che contribuisce a definire l'identità culturale di ogni civiltà, soprattutto nel mondo antico.
Aree sacre dovevano essere presenti in tutti i centri urbani. Attualmente non è però sempre facile identificare tali aree, soprattutto a causa della continuità di insediamento.
Anche le necropoli rientravano tra gli spazi sacri, come dimostrano i segni eloquenti dei rituali religiosi praticati in occasione delle sepolture.

Ancor più marcata la funzione di "luogo sacro" di quel peculiare spazio del mondo fenicio-punico rappresentato da tofet, dove la deposizione delle ceneri dei bambini morti (per cause naturali o, secondo una antica opinione, sacrificati) nei primissimi anni di vita veniva accompagnata da un rituale che doveva prevedere anche il sacrificio di animali, come dimostrano i dati archeologici.
Di particolare importanza dovette essere il cosiddetto tempio di Antas (Fluminimaggiore). Si tratta di un luogo di culto dedicato alla divinità denominata "Sid Addir Babai" (successivamente rinominata in ambito romano "Sardus Pater Babai"), una divinità con prerogative salutari, la cui origine sembra risalire all'ambito nuragico per poi trasferirsi all'interno della sfera cultuale fenicio-punica prima e romana poi.