Le più antiche tracce della presenza umana

I più antichi manufatti rinvenuti in Sardegna risalgono al Paleolitico inferiore. Si tratta di oggetti in pietra (selce e quarzite) databili tra 450.000 e 120.000 anni fa, rinvenuti nella parte settentrionale dell'isola, nella regione dell'Anglona, inquadrabili, dal punto di vista tipologico, nelle industrie litiche classificate coi nomi di "clactoniano" (nome tratto dalla località di Clacton-on Sea, in Gran Bretagna) e "tayaziano" (dalla località di Les Eyzies-de-Tayac, Francia).

A produrre questo genere di manufatti dovrebbero essere stati individui appartenenti alla specie "Homo erectus", una delle specie che compongono il genere "Homo" a cui anche noi, uomini moderni ("Homo sapiens sapiens"), apparteniamo.

Recentemente è stata rinvenuta, in una grotta del Logudoro, una falange completa del pollice di un essere umano. La datazione proposta per questo importante reperto osseo è di 250.000/300.000 anni a.C.

Relativi al Paleolitico superiore sono i rinvenimenti avvenuti nel corso di scavi scientifici nella grotta Corbeddu di Oliena: ossa di animali e frammenti di una mandibola e di altre ossa umane.

Gli animali erano endemici della regione sardo-corsa: il "Megaceros cazioti", un cervide ormai estinto, i cui resti ossei recano tracce di lavorazione dell'uomo, e il "Prolagus sardus", un roditore anch'esso estinto. La datazione di questi reperti oscilla tra i 20.000 e i 6.000 anni a.C.