Catalani e Aragonesi in Sardegna

Il dominio aragonese ha condizionato l'assetto politico ma anche le caratteristiche culturali dell'arte in Sardegna, determinando la persistenza dell'architettura gotico-catalana fino al Seicento inoltrato.

Anche in campo pittorico si avvertono le conseguenze della catalanizzazione: è fondamentale l'introduzione del retablo, una complessa pala d'altare, che unisce elementi architettonici, scultorei e pittorici.

Nel corso del Trecento si rintracciano notizie d'archivio relative a pittori catalani attivi in Sardegna e a retabli dipinti per l'isola, ma nessuna opera è sopravvissuta.

I più antichi retabli giunti fino a noi vennero dipinti nei primi decenni del Quattrocento nelle botteghe iberiche ed esportati in Sardegna. Si tratta del Retablo dell'Annunciazione, attribuito al pittore catalano Joan Mates, uno dei protagonisti della pittura gotica internazionale a Barcellona, e del Retablo di San Martino, attribuito a un anonimo pittore iberico.

Il connubio tra la cultura artistica italo-iberica e la cultura artistica fiamminga è il fertile substrato su cui si sviluppò dopo il 1450 una cultura artistica sarda. Fra il 1455 e il 1456 viene dipinto a Cagliari il Retablo di San Bernardino, da due pittori catalani: Rafael Tomás e Joan Figuera.

L'attività di questi e altri pittori formatisi in Catalogna e attivi in Sardegna diede origine a una vera e propria scuola pittorica isolana: la scuola di Stampace, egemone nel corso del Cinquecento.

Molti retabli già nella chiesa cagliaritana di San Francesco di Stampace, distrutta, si trovano oggi nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari, seconda solo al Museu d'Art de Catalunya per quantità e qualità dei polittici tardogotici catalani che vi sono custoditi.