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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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La Sardegna dei Savoia

Fra il 1714 e il 1718 l'isola passa dapprima sotto il controllo austriaco, poi sotto quello piemontese. Con il possesso della Sardegna i Savoia acquisiscono il titolo reale. Per tutto il corso del secolo perdura l'arte tardobarocca, a opera di architetti, scultori, pittori o singole opere che provengono dal continente italico.

In architettura emerge la personalità di Giuseppe Viana, che si esprime al meglio nella spazialità dinamicamente barocca della chiesa del Carmine di Oristano. In pittura emerge quella di Giacomo Altomonte, autore dei raffinati affreschi nella sacrestia di San Michele a Cagliari.

Nella statuaria lignea emerge la personalità di uno scultore locale, Giuseppe Antonio Lonis, autore di apprezzatissimi simulacri devozionali.

La prima metà dell'Ottocento vede anche in Sardegna la diffusione dell'arte neoclassica, che ha il suo massimo esponente nello scultore Andrea Galassi. Egli riuscirà a imporsi anche nell'ambiente artistico torinese, lavorando per la chiesa della Gran Madre di Dio nella capitale sabauda.

Mentre gli scultori intraprendono la via della produzione in serie, soprattutto dedicandosi alla statuaria funeraria, in pittura si segnala Giovanni Marghinotti, che lungo il corso del secolo si rende interprete dei principali orientamenti culturali: dagli esordi neoclassici, celebrativi del mecenatismo dei Savoia, al romanticismo, fino ad aderire alla vena folklorica, che lo porta a valorizzare, per primo nell'arte sarda, i costumi e le tradizioni popolari sarde.
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