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Sindia, Chiesa di San Pietro

Come arrivare
Sindia si trova a 16 km da Bosa. La chiesa intitolata a San Pietro Apostolo è ubicata nell'abitato, vicino a un asilo tenuto da suore.

Il contesto ambientale
Il territorio della Planargia è costellato di siti archeologici di epoca nuragica e attraversato da numerosi corsi d'acqua. La chiesa di San Pietro dipendeva probabilmente dall'abbazia cistercense di Santa Maria di Corte, fuori dall'abitato di Sindia.

Descrizione
Non sono state finora rintracciate attestazioni documentarie sulla data di erezione della chiesa di San Pietro, in via ipotetica riconducibile a maestranze cistercensi operanti nell'abbazia di Santa Maria di Corte attorno alla metà del XII secolo.
L'edificio, in vulcanite scura, è ad aula unica, con abside orientata a N/E e volta a botte ogivale. La facciata è essenziale: al centro si apre il portale architravato e sovrastato da arco di scarico a sesto rialzato, mentre nella parte alta si apre una finestra cruciforme, presente anche nel frontone dell'abside. La navata prende luce anche dalla monofora absidale e da due aperture nel fianco S dell'edificio. L'abside termina con una teoria di archetti su peducci decorati, mentre nei fianchi corre una cornice anch'essa scolpita.

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Storia degli studi
Per la chiesa di San Pietro di Sindia si parte dalla voce "Sindia" (1850) di Vittorio Angius, nel "Dizionario" del Casalis. Di qualche anno successivo è l'articolo di Giovanni Spano (1864). L'analisi storico-artistica procede nel Novecento con i contributi di Raffaello Delogu (1948 e 1953). Più recente lo studio di Giuseppe Masia (1982), seguito da Renata Serra (1989), Maria Cristina Cannas e Alma Casula (1990). In ultimo si segnala la sintetica scheda di Roberto Coroneo (1993) nel suo volume sull'architettura romanica in Sardegna.

Bibliografia
V. Angius, "Sindia", in G. Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, XX, Torino, G. Maspero, 1850, p. 180;
G. Spano, "Sindia, e Santa Maria di Corte, ovvero di Cabu Abbas", in Bullettino Archeologico Sardo, X, 1864, pp. 43-47;
R. Delogu, "Architetture cistercensi della Sardegna", in Studi Sardi, VIII, 1948, pp. 113-114;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, p. 140;
G. Masia, L'abbazia di Cabuabbas di Sindia (1149) e il suo influsso spirituale e sociale nei secoli XII e XIII, Sassari, Tipografia Artigiana Sassarese, 1982, pp. 87-89;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989, p. 417;
M.C. Cannas, "Decorazioni scultoree nelle chiese cistercensi della Sardegna", in I Cistercensi in Sardegna. Aspetti e problemi di un Ordine monastico benedettino nella Sardegna medioevale, a cura di G. Spiga, Nuoro, Amministrazione provinciale di Nuoro, 1990, pp. 250-254;
A. Casula, "Testimonianze dell'architettura cistercense nella Sardegna settentrionale", in I Cistercensi in Sardegna. Aspetti e problemi di un Ordine monastico benedettino nella Sardegna medioevale, a cura di G. Spiga, Nuoro, Amministrazione provinciale di Nuoro, 1990, pp. 226-227; R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 57;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico-culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 57.

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