Olbia, Museo archeologico

Olbia, Museo archeologico

Archeologia

Informazioni
Indirizzo: Isola di Peddona - Porto Vecchio, s.n.c. - 07026 Olbia
Tel. +39 0789 28290
Ente titolare: Comune di Olbia
Ente gestore: Comune di Olbia
Orari:
ME-DO 10:00-13:00 e 17:00-20:00
Biglietto: ingresso gratuito
E-mail: CO.Cultura.Sport.Spettacolo@comune.olbia.ot.it
Sito web: www.olbiaturismo.it

Il museo
Il Museo, situato sulla piccola Isola Peddona, di fronte al porto vecchio, richiama con le sue forme l'immagine di una nave ormeggiata, in ragione sia del contesto urbano-marittimo nel quale si inserisce sia del rilevante ruolo di Olbia quale città portuale nella storia della Sardegna.
L’esposizione è dedicata alle vicende del porto e della città, con particolare riferimento alle fasi fenicia, greca, punica e romana.
Al piano-terra, nella Sala 1, sono di particolare interesse i due (degli 11) relitti di navi onerarie rinvenute nello scavo del porto antico, andate a fuoco in occasione di un attacco dei Vandali verso il 450 d. C.: attacco che decretò la fine di Olbia romana. Sono inoltre presenti sezioni ricostruttive a scala reale di navi onerarie romane, aste da timone e due alberi conservati per buona parte della lunghezza originaria (7-8 metri ).La Sala 2, destinata a relitti di futuro allestimento, offre un video sullo scoperte nel porto. La Sala 3 ospita il relitto di una piccola imbarcazione medievale, l'unica al momento esposta al pubblico in Italia, forse destinata al traffico nel solo golfo olbiese o lungo le coste limitrofe. La Sala 4 rievoca con una suggestiva proiezione a 180° l'attacco dei Vandali alla città romana. La Sala 5 ospita un grande plastico del porto riferito al II sec. d. C.
Il primo piano è dedicato all' area urbana di Olbia. La Sala 1 documenta attraverso manufatti le fasi prenuragiche e nuragiche e la nascita dell'insediamento fenicio (750 a. C.) e greco-focese (630-520 a. C.). La Sala 2 è dedicata al periodo cartaginese e al passaggio al dominio romano, fase cui si riferiscono anche una stele di granito col simbolo della dea Tanit e un’iscrizione punica nel corridoio di raccordo. La Sala 3 espone ancora terrecotte, corredi funebri e anfore riferibili al passaggio tra l'Olbia punica e l'Olbia romana, mentre la Sala 4 o "di Ercole" documenta il periodo di piena romanizzazione, a partire dalla metà del I sec. a. C., con plastici e reperti anche scultorei. Si segnalano le teste di Domiziano e Domizia, nonchè la straordinaria testa di Ercole, principale divinità della città, montata su un corpo di ricostruzione a grandezza naturale e nei colori che dovevano caratterizzare l’originale. La Sala 5 racconta le relazioni tra Olbia romana e il Mediterraneo, nonché il traumatico passaggio ai Vandali. La Sala 6 è dedicata all’età bizantina, quando la città ridotta a piccolo borgo assume il nome di Phausiana, ed ai successivi periodi: giudicale ( chiamata Civita, è capitale di Gallura e rilancia traffici e porto), aragonese-spagnolo (assume il nome di Terranova e decade), piemontese, unitario e postunitario (ripristina la funzionalità del golfo e lancia il turismo marino-balneare).

Perché è importante visitarlo
Il Museo racconta la storia di “Olbía”, la città “felice” dei Greci, col suo porto strategico e le millenarie stratificazioni culturali. E’ il museo che in Italia espone il maggior numero di navi antiche e l'unico al mondo che mostra alberi e timoni d'età romana, dunque una tappa obbligata per chi sia appassionato di tecnica della navigazione antica.

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