Arte sacra in mostra a Cagliari

Quando l’arte esprime devozione. Potrebbe essere questo il titolo della mostra “Arte sacra nella collezione Ingrao” che viene inaugurata domani alle 11.30 alla Chiesa aragonese di Via Pietro Leo a Cagliari appena ristrutturata. La collezione raccoglie oggetti sacri di valore, come crocifissi lignei e paramenti.

La chiesa, situata alle pendici di Monte Urpinu, venne edificata tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII sec. sul preesistente impianto di un’antica chiesetta bizantina, per volere del Barone Giovanni Sanjust di Teulada. Nel 1968, a causa dei danneggiamenti subiti durante la seconda guerra mondiale, fu sottoposta ad una ristrutturazione che ne modificò la struttura originaria reinterpretando, tra l’altro, gli interventi di stile liberty della fine dell’Ottocento. La chiesetta viene, dunque, restituita alla città e nell’occasione della riapertura sarà valorizzata con la mostra, curata da Anna Maria Montaldo.

Grazie al munifico collezionista Francesco Paolo Ingrao scomparso nel 1999 e alla ferma volontà di Elisa Mulas, è possibile vedere il nucleo della donazione di arte sacra, in questa occasione valorizzata dalla suggestiva cornice. Questa raccolta, pur essendo eterogenea per il valore artistico, per lo stato conservativo, e in parte anche per i soggetti rappresentati, ha in comune un'espressività anche nelle opere meno riuscite.

C'è una bellezza, per esempio, nell’ingenuità della fattura di alcune sculture, come il Sant'Antonio da Padova e l'Ecce Homo. I popoli della cristianità hanno definito vividamente, con tutti i mezzi dell'arte, del rito religioso, l'incontro tra la potenza di Dio e la tensione di salvezza dell'uomo, rappresentato dal santo.
Certamente quest'aspetto religioso ed esistenziale insieme, deve avere mosso Ingrao nella ricerca delle opere seppure la sua sensibilità estetica traspare costantemente, in particolare nell'ineffabile serie di crocefissi, tutti di lavorazione esemplare, o nel bellissimo volto ligneo dell'Addolorata in cui l'ambiguità, data dalla mancanza delle vesti e degli attributi restituisce una purezza formale e una singolare modernità.

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