Aldo Contini, Vetrata, 1989

Aldo Contini

Biografia
Autodidatta in campo figurativo (alle spalle studi interrotti di ingegneria), Contini è guidato inizialmente da un'ipotesi di arte come impegno sociale, ed è vicino agli ambienti intellettuali sassaresi raccolti intorno ad Antonio Pigliaru ed alla rivista "Ichnusa", cui collabora con scritti e con disegni.
Nel 1956 esordisce come scultore esponendo alla IV Mostra regionale delle Arti Figurative di Nuoro e tenendo una personale a Sassari, al Circolo della Caccia, in cui presenta opere d'intonazione neorealistica. Chiamato da Eugenio Tavolara a lavorare all'ISOLA (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigiano), dal 1959 al 1962 si dedica all'attività di riorganizzazione e orientamento artistico dell'artigianat sardo, fornendo progetti per il settore del tessuto, della ceramica, del legno, del ferro battuto. Il suo impegno di designer lo porta in breve tempo a divenire il braccio destro di Tavolara. Alla morte di quest'ultimo, nel 1963, lascia l'ISOLA.
Dal 1962 ha intanto cominciato ad insegnare all'Istituto d'Arte di Sassari, dove sotto la direzione di Mauro Manca si è instaurato un clima di intenso fervore di rinnovamento e di ricerca. Nel 1965 aderisce al gruppo A, facente capo alla galleria omonima e raccolto intorno a Manca: da questo momento inizia a dedicarsi alla pittura, procedendo in una direzione analitica, non immune da suggestioni Pop nella serie dei dipinti su stagnola, più decisamente autoriflessiva in seguito (personale al "Cancello" di Sassari, 1971). Nel 1976 fonda il Gruppo della Rosa, effimera formazione improntata ad un concettualismo soft. Nella serie delle "Tautologie" (1977-79) l'eredità della Pop romana (Festa) si fonde con intenti concettuali e con un gusto amoroso per la manualità del fare artistico; quest'ultima esploderà poi nella serie delle Piccole tavole (1983). Dal 1983 al 1986 il pittore è coordinatore scientifico del Dipartimento di Progettazione per l'Artigianato nell'Istituto Europeo di Design di Cagliari. Nella Galleria Comunale di questa città si tiene nel 1989 un'antologica degli ultimi vent'anni del suo percorso. A partire dagli anni Ottanta il pittore entra in una fase creativa particolarmente felice, da cui nascono opere come le "Vetrate" (1989) e la più recente serie "Magnificat" (1994-96), in cui si rimettono in gioco temi fondamentali come quelli del rapporto - e della tensione - fra emozionalità e progettualità, fra storia e presente, fra memoria personale e collettiva.

Galleria fotografica


Mostre personali
1956 - Sassari, Mostra al Circolo della Caccia
1977 - Sassari, Galleria Il Cancello, "90 Tautologie"
1979 - Cagliari, Galleria Arte Duchamp, installazione
1983 - Cagliari, Galleria d'Arte Duchamp, "Transbooks",
1989 - Cagliari, Galleria Comunale d'Arte, "Aldo Contini"
1997 - Sassari, Palazzo Ducale, "Parerga, Magnificat"
1998 - Cagliari, Cittadella dei Musei, "Percorsi dello Spirito"
1999 - Cagliari, Centro Comunale d'Arte EXMA', "Magnificat", ,
1999 - Cagliari, Centro Culturale Man Ray,"Tecnica Mista e Foglia Oro"

Mostre collettive
1956 - Nuoro, "IV Mostra regionale delle Arti figurative", .
1975 - Sassari, Mostra del "Gruppo della Rosa", Galleria Il Cancello,
1982 - Parigi, Espace DA&DU, "L’autre face de l'art en Sardaigne"
1983 - Nuoro, "Venticinque anni di ricerca artistica in Sardegna"
1986 - New York, Columbia University, "Italics 1925-1985 – Sessant'anni di vita culturale in Italia" (con Gabriella Contini), mostra itinerante
1987 - Roma, Palazzo Venezia, "Italics 1925-1985 – Sessant'anni di vita culturale in Italia" (con Gabriella Contini), mostra itinerante
1988 - Cagliari, Galleria Comunale d'arte, "Segni d’autore in Sardegna"
1989 - Alghero, Torri Aragonesi, "Frequenze"
1989 - Capo d'Orlando (PA), Galleria Comunale d'Arte, "Isola, Isole"
1989 - Firenze, Forte Belvedere, "Far libro", installazione
1995 - Alghero, Palazzo Pou Salit, "Lapis"
1997 - Cagliari, Centro Culturale Man Ray, "La linea rende visibile"

Testo critico
"I retablo di Aldo Contini"
"[...]L'attenzione di Aldo Contini verso i retablo non è casuale. Egli vi impegna una "memoria continua", tipica deglia rtisti colti e sensibili nei confronti dell'habitat visuale vissuto quotidianamente, attiva nel cogliere continuità e vitalità di opere e codici visivi significativamente inseriti, quando non determinati, dell'ambiente culturale. La lettura dei retablo che Aldo Contini ora esplicita, coniuga l'evidenza di queste opere straordinarie e una sorta di personale attiva memoria del fare arte. Singoli elementi di una sperimentazione assidua sviluppata per decenni e volta a saggiare dell'operare artistico fattualità e concettualizzazione, rigore compositivo e invenzione, traslucentezza e vivo cromatismo, geometria e ideale topologia dello spazio, vengono recuperati e confrontati dentro una stessa complessa nitida misura.
Nel lavoro di Contini la fisica costituzione del campo iconico esalta la processualità manuale che conferisce all'opera una diretta dimensione di manufatto riconducibile a un'esplicita "cultura materiale". In questa operazione ogni singolo momento formativo è però reso evidente come per una dichiarata enunciazione. Il momento di determinazione fattuale viene così a coincidere con una sorta di lucida formulazione concettuale. Tra le due polarità operative non si viene a determinare distanza quanto piuttosto una sinergica confluenza. Il risultato, evidente nei recenti retablo, è la compenetrazione tra costruita articolazione del manufatto e la nitida efficacia di un segnale. [...]
Mark Rothko amava ripetere che l'itinerario di un artista autentico può definirsi una "ascesa" verso la chiarezza. A me pare che la lucida evidenza dell'ultimo lavoro di Contini testimoni oltre che della continuità di un percorso ogni volta fruttuosamente impegnato in nuove prove, di una raggiunta e persuasiva chiarezza.
Vittorio Fagone

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