Elisabetta Falqui, Rosarum

Elisabetta Falqui

Elisabetta Falqui nasce a Cagliari, dove attualmente vive e lavora.
Compiuti gli studi superiori, si laurea nella Facoltà di Economia e Commercio di Cagliari.
Figlia di artista (sua madre è Maria Grazia Oppo), persegue sin da piccola la sua passione per il disegno e l'arte. Dopo una prima mostra personale, "Solchi", dove sperimenta le tecniche della xilografia e linoleumgrafia, si dedica alla pittura informale utilizzando acrilici e smalti su tele di grandi dimensioni, lavori che saranno poi esposti in occasione della mostra personale "Puzzle Rosso Marte" presso lo studio di architettura Cinquatunoundici a Cagliari.
Successivamente sperimenta diverse tecniche e percorsi differenti, utilizzando la fotografia, la grafica e materiali diversi quali plexiglas, latta e legno smaltati.
Attratta dal mondo della moda, attualmente la sua ricerca si concentra su una analisi del fashion, del consumismo sfrenato, del possedere e dell'apparire, che l'ha condotta alla elaborazione della sua ultima mostra personale, Ob-Fashion, e condizionerà la sua imminente produzione futura.
Ha lavorato con diverse gallerie quali La Corte Arte Contemporanea, la galleria Tornabuoni di Firenze e la galleria Spazio 20 di Cagliari. Ha esposto in diversi spazi tra cui "La Vetreria" e il "Lazzaretto" a Cagliari.
Ha partecipato, attraverso la Fondazione per l'Arte Contemporanea Bartoli-Felter, a diverse mostre collettive quali "A Mare L'Arte" e "Magic Box". Le sue opere sono state esposte inoltre, in occasione delle edizioni 2005 e 2006 di Sardegna Arte Fiera.

Galleria fotografica


Mostre personali
2007 – Firenze, galleria La Corte Arte Contemporanea di Rosanna Tempestini Frizzi, "Ob-Fashion"
2006 - Cagliari, galleria Studio 20 Arte Contemporanea, "Rosa rosae rosae", curata da Roberta Vanali
2006 - Pula (CA), Edificio 2 - POLARIS Parco Scientifico Tecnologico della Sardegna, Esposizione personale
2006 - Firenze, galleria La Corte Arte Contemporanea di Rosanna Tempestini Frizzi, "Puzzle Rosso Marte Reprime", con il patrocinio del Comune di Firenze, presentazione catalogo: Roberta Vanali e Sushil Mazumbdar
2005 - Cagliari, Studio Cinquantuno Undici, "Puzzle Rosso Marte", presentazione di Roberta Vanali
2002 - Cagliari, galleria Sottopiano, "Solchi", Curatrice Roberta Vanali

Mostre collettive
2006 – Baradili (OR), Monte Granatico, "Incantos", organizzato dal G.A.L. Interprovinciale delle Marmille, dalla società Comunicativa sas in collaborazione con la Fondazione per l'Arte Bartoli-Felter
2006 - Cagliari, Sardegna Arte Fiera 2006, presso lo stabilimento balneare Il Lido, "Magic Boxes" a cura di Alessandra Menesini per la Fondazione per l'Arte Bartoli-Felter
2006 - Firenze, galleria La Corte Arte Contemporanea di Rosanna Tempestini Frizzi, "Proposte per una collezione" in collaborazione con la galleria Tornabuoni di Firenze
2006 - Cagliari, Centro Comunale d'Arte e Cultura Lazzaretto, "A Mare l'Arte" a cura di Alessandra Menesini
2006 - Pirri-Cagliari, Vetreria, "Art&Scienza, Vetreria
2006 - Castelnuovo di Val di Cecina (PI), sala espositiva di Piazza Matteotti, "Cuadrilla"
2006 - Cagliari, galleria Studio 20 Arte Contemporanea, "Start", curata da Roberta Vanali
2005 - Cagliari, stabilimento balneare Il Lido, "Spazi Altri", curato da Roberta Vanali
2005 - Cagliari, galleria La Bacheca, "Zone Parallele", curata da Roberta Vanali
2004 - Sant'Antioco (CA), "Isola senza confini", Rassegna internazionale d'arte contemporanea col patrocinio della Provincia di Cagliari, curatrice Roberta Vanali

Testo critico
Ob-Fashion - Vittime della griffe.
Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose, ci si può spingere a cercare quel che c'è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile. (Italo Calvino)
Stare irrefrenabilmente al passo con mode effimere, ipnotizzati da pubblicità mascherate da packaging accattivanti. Abbandonarsi all'ossessione del marchio, alla sindrome dello shopping compulsivo per garantirsi l'appartenenza ad un'élite, per soddisfare lo sfrenato edonismo o più semplicemente per sopperire bisogni sempre più spesso latenti. Attingendo dal metropolismo di De Pascale che concepisce la griffe come status symbol, Elisabetta Falqui muove dal connubio tra arte e moda per prendere in esame l'universo consumistico e i codici di omologazione della società contemporanea, satura di slogan, griffe e spot. In Ob-Fashion tutto concorre ad esplorare l'ossessione feticista della moda e la seduzione dello shopping come elemento incondizionatamente legato alla quotidianità, che non si limita al coinvolgimento dell'universo femminile ma si estende anche agli stereotipi maschili. Non lontana dall'ironia provocatoria che permea l'opera glamour di Sylvie Fleury, la frenesia consumistica assume in questo frangente un'accezione ambigua sconfinante talvolta nella patologia ed in parte accostabile alla drammatica visione del potere di consumo, della società americana, descritta impietosamente da Tom Sachs che indaga l'inquietante metamorfosi dell'oggetto nel passaggio da merce preziosa ad elemento inutile.
La derivazione dalla cultura pop dei marchi tridimensionali si ritrova nell’assemblaggio di firme sotto vetro e nell'installazione fotografica dove le immagini patinate si concedono all'ansia abulimica del consumatore globale, tra le ironiche posture impacciate della fashion victim di turno, che nella febbre d'acquisto accumula bags griffate, e le pose plastiche - con dichiarati echi alla statuaria classica - dei protagonisti immortalati. La purezza esasperata delle immagini costruite con cura maniacale, la predilezione di pose palesemente tratte da stereotipi mediali e le espressioni ammiccanti sottolineano una visione artificiale di una realtà nell'era cruciale della simulazione.
L'ossessione di possesso, la mercificazione della cultura e la degenerazione del consumo sono alla base del ritratto spietato, ma al contempo ironico e che non prescinde da una certa leggerezza estetica, di una società standardizzata ed alienante dove l'individuo cede il proprio corpo negando l'identità di appartenenza per tramutarsi in facile strumento di diffusione del logo. Tra artificiosità e provocazione, per Elisabetta Falqui il consumatore è un lavoratore che non sa di lavorare - per parafrasare Baudrillard - dominato dal simulacro dei media. Vittima inconsapevole della griffe.
Roberta Vanali

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