Pietro Sedda, Blacksunday, 2007

Pietro Sedda

Biografia
Pietro Sedda, in arte Pietrolio, nasce a Cagliari nel 1969.
Si diploma all'Istituto Statale d'Arte di Oristano nel 1989.
Nel 1995 consegue il diploma di laurea all'accademia delle belle arti di Brera, Milano. Attualmente vive e lavora a Londra.

Galleria fotografica


Mostre personali
2001 - Cagliari, Ex falegnameria Cada die teatro, "Carillon"
2000 - Nuoro, saletta tettamanzi, "Bonbon"

Mostre collettive
2006 - Milano, "MiArt"
2006 - San Vero Milis, rassegna di corto e lungometraggi, "Migranti"
2006 - Berchidda, Festival internazionale, Time in Jazz, "Cookin'Art"
2006 - Barcelona, Mercado del Borne, "Duck Fever Show"
2005 - Cagliari, Man Ray, "Identità in prestito"
2005 - Cagliari, Capitol Arte Contemporanea, "Prima Visione"
2004 - Berchidda (SS), PAV, "Time in Jazz" - Lavori in corso
2004 - Berchidda (SS), PAV, "Main the gap"
2004 - Bosa, Bosa-Art , "Suck it and see" direzioni diverse
2003 - Sassari, Masedu, Museo d'arte contemporanea, "No body, talk show"
2003 - Oristano, Gallery, "Folle"

Testo critico
"Pietro Sedda sin dalle sue prime apparizioni in pubblico ha fatto del mascheramento e dell'ambiguità gli elementi caratterizzanti di una ricerca artistica che spazia dalla pittura alla fotografia, dal video alle installazioni performative.
Lo stile pittorico si muove con disinvoltura fra una dimensione fumettistica e certe atmosfere prossime alla Bad Painting inglese ma non mancano dotte e ironiche citazioni della pittura pompier, della quale fa suo il gusto per la pennellata morbida e ricca di preziosismi stilistici, amplificandone il velato erotismo di cui è intrisa ma piegandola alle perversioni dell'oggi, pedofilia compresa. Nato da un'operazione di pura marca situazionista – con spericolati e teatrali interventi di parassitismo estetico alle spalle di altri artisti –, Pietrolio si diverte a istillare dubbi sulle certezze morali e di natura sessuale che fanno da corazza alla cosiddetta normalità ma, soprattutto, a mettere in discussione il voyeurismo di cui è pregna la nostra quotidianità che ci porta, inesorabilmente, a essere contemporaneamente attori e spettatori. Eros e Thanatos sono le polarità che l'attraggono: nelle sue "scorrerie" l'artista ci fa penetrare nei meandri del sesso fai-da-te apertisi nell'era di internet, utilizzando, spesso, il medium fotografico con una grammatica al contempo elementare e sofisticatissima. La stessa che utilizza nei "luoghi del dolore", nella fattispecie le sale d'attesa e i corridoi degli ospedali o le dimesse anticamere degli obitori, luoghi di sosta e di tempi scanditi da una sequenza lunghissima di secondi che spingono, lentamente e inesorabilmente, verso una tragedia annunciata. Luoghi sciatti e silenti abitati da sedie vuote e oggetti abbandonati, evocanti una morte anch'essa sciatta, distratta e indifferente."
Ivo Serafino Fenu

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