Giulia Sale, Blooming, 2002

Giulia Sale

Biografia
Nata a Sassari nel 1962, vive e lavora a Sassari.
Giulia Sale fa dell'incomunicabilità il segno forte di una ricerca volta all'annullamento delle identità mediante rarefatte operazioni visive ottenute per via di "sottrazione" con immagini sempre più minimali ottenute attraverso un uso sapiente di fotografie variamente manipolate e digitalizzate.
È in fase progettuale la realizzazione di una casa di riposo per artisti.

Galleria fotografica


Mostre personali
2007 - Alghero, Blublauerspazioarte, "Infinito è il suo mare"
2006 - Berlino, Cafè Aroma Photogalerie, "Soltanto tu"
2002 - Villanova Monteleone, Su Palatu, "Blooming"
1999 - Sassari, Palazzo Ducale, "Arte a Palazzo Ducale"

Mostre collettive
2007 - Cupra Marittima, Galleria Marconi, "Incontri ravvicinati"
2006 - Cagliari, Assessorato regionale alla cultura, "Urp! Dieci posizioni tra pubblico e privato"
2006 - Londra, Istituto Italiano di Cultura, "La strada felice"
2006 - Alghero, Villa Costantino, "Il riflesso, il dubbio, la minaccia"
2006 - Cagliari, Castello di San Michele, "Il fuoco di abramo"
2005 - Morsiglia, Convento, "Il riflesso, il dubbio, la minaccia"
2005 - Cagliari, Cittadella dei Musei, "Identità in prestito"
2005 - Bastion de France, Porto Vecchio, "Il riflesso, il dubbio, la minaccia"
2005 - Cannes, Galerie Artéfact, "Dans le désert"
2005 - Cagliari, Galleria Capitol, "Prima visione"

Testo critico
"[...] in una vera e propria poetica dell'assenza, i personaggi, gli spazi e gli oggetti trattati dall'artista agiscono come vittime inconsapevoli di un perfido teatrino: in cerca d'autore e/o di un'identità negata, fluttuano come ectoplasmi privi di quel hic et nuc che li renderebbe reali. Il suo approccio fugge il clamore e prosegue una scelta poetica che si sta via via sempre più raffreddando, a prescindere dal soggetto, siano essi cimiteri o spiagge affollate, nature morte o silenti interni borghesi. Creando complesse triangolazioni e altrettanto raffinati scambi di ruoli Giulia Sale si pone come regista, come esecutrice materiale e "conduttrice" di altrui identità. Da tale prospettiva – atemporale e metafisica –, l’artista evoca la morte ma non la racconta, rifuggendo dalla spettacolarizzazione e dal gusto morbosamente voyeuristico con cui il tema viene trattato dai massmedia, sempre più compiaciuti e triviali nel descriverne i più crudi particolari eppure sempre più lontani dall'angosciosa solitudine di ciascuno davanti ad essa. Nascono così le lunghe teorie di fiori o di famigliole sulla spiaggia: scatti rubati ma decontestualizzati da quel un processo sottrattivo anzidetto, con lo scontorno dei singoli fiori o dei gruppi di persone, sospesi così in un asettico e amorfo campo bianco. È il sentimento assoluto del vuoto, il senso dell'assenza e del silenzio, che pone l’artista in una sorta di disdegnoso rapporto atarassico rispetto al contingente [...]".
Ivo Serafino Fenu

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