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Sassari, Chiesa della Madonna del Rosario

Come arrivare
La piazza Castello, su cui si affaccia la chiesa, è facilmente raggiungibile da piazza d'Italia.

Il contesto ambientale
L'edificio è all'interno del tracciato delle mura storiche della città, dove in passato era la Porta Castello.

Descrizione
I monaci dell'ordine Domenicano, presenti a Sassari già alla fine del Cinquecento nel convento extra muros annesso alla chiesa di San Sebastiano, acquistarono nel 1632 un nucleo di case nel plà del Castell, all'interno e a ridosso delle mura cittadine, dove dal 1635 intrapresero la costruzione del nuovo convento e della chiesa del Rosario. Nel 1656, con l'affidamento della chiesa alla confraternita del Rosario, furono avviati i lavori di ampliamento che comportarono una ricostruzione pressoché totale dell'edificio, terminata alla fine del secolo. La facciata fu edificata soltanto nel 1759, ad opera del maestro sassarese Gavino Pirinu.
L'impianto è quello consueto delle chiese cittadine costruite tra il XVII e XVIII secolo, ad aula mononavata articolata in tre campate, sulla quale si aprono tre cappelle per lato e l'abside a base quadrangolare. Le campate sono divise da coppie di lesene ravvicinate, tra le quali, in una successione ternaria dall'alto in basso, si trovano una porta quadrangolare, una nicchia centinata e una finestrella quadrata cieca con cornice rilevata. Sull'alta cornice modanata - che prosegue anche nella cappella absidale - tutta ornata a dentelli e da un fregio a triglifi, si imposta la volta a botte scandita dai doppi arconi trasversi, che si originano dalle lesene e con in chiave una rosetta a patera, e dalle lunette, entro le quali si collocano le finestre quadrangolari.
Il presbiterio a pianta rettangolare, poco più stretto e basso della navata e rialzato di due gradini, si raccorda all'aula tramite un arco trionfale a tutto sesto (al cui centro è lo stemma di uno dei benefattori della chiesa), ed è coperto da una volta a botte.
Le cappelle laterali, voltate a botte e con arco di accesso a tutto tondo ornato da una rosetta in ciascuna vela, sono interamente decorate con motivi imitanti le tarsie marmoree, dati con la scagliola (un particolare tipo di stucco ottenuto mescolando il gesso con sostanze coloranti). Tale tecnica decorativa, del tutto insolita nel contesto sardo, deriva dalla tradizione degli stuccatori lombardi. Le due cappelle centrali si distinguono dalle altre per i grandi stemmi nella chiave dell'arco, rette ciascuna da due angeli ad ali spiegate e appartenenti agli arcivescovi Vergara (1680-1683), il sinistro, e Morillo y Velarde (1685-1698), il destro.
Particolarmente degni di nota sono gli altari in stucco delle cappelle, con colonne tortili e timpano spezzato con edicoletta centrale, che si distinguono per la grande varietà dei motivi ornamentali esibiti. L'intera parete di fondo della cappella absidale è occupata dal monumentale retablo ligneo, a due ordini con tre scomparti divisi da colonne tortili, che per l'eleganza dell'intaglio e della cromia rappresenta una delle più alte espressioni scultoree tardosecentesche dell'Isola.
Le strutture e gli ornati della chiesa sono riconducibili ad un progetto organico messo in opera da maestranze di origine ligure e lombarda attive a Sassari dall'ottavo decennio del Seicento, con l'apporto di artigiani locali.
La facciata settecentesca è ripartita in due ordini da una cornice marcapiano. La parte inferiore, scandita da lesene, ha al centro un portale inquadrato da colonne binate di ordine corinzio su alti plinti e da una trabeazione dalle cui estremità si innalzano due volute che simulano un frontone curvilineo spezzato, entro cui è una nicchia centinata con la statua della Madonna del Rosario. Il secondo ordine, raccordato al primo da due ali a doppia inflessione, è più stretto e liscio; al centro è una finestra a sesto acuto con cornice modanata.

Storia degli studi
La chiesa è citata da Enrico Costa (1909). Dopo lo studio di Marisa Porcu Gaias sulla storia architettonica di Sassari (1996) è citata da Aldo Sari nel volume dedicato all'arcidiocesi di turritana (2003).

Bibliografia
E. Costa, Sassari, I, III, Sassari, 1909, 1937;
M. G. Scano Naitza, Pittura e scultura del '600 e del '700, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1991;
M. Porcu Gaias, Sassari. Storia architettonica e urbanistica dalle origini al '600, Nuoro 1996;
W. Paris, Sassari, le chiese. Itinerari artistici, religiosi e storici, Sassari, 1997;
A. Sari, La chiesa nell'Arcidiocesi di Sassari, collana "Chiese e arte sacra in Sardegna", Sestu, Zonza, 2003.

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