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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
collinas, chiesa di san michele arcangelo

Collinas, Chiesa di San Michele Arcangelo

Collinas, Chiesa di San Michele Arcangelo Collinas, Chiesa di San Michele Arcangelo
Come arrivare
Da Cagliari si imbocca la SS 131. Dopo aver percorso circa 45 km, vicino a Sanluri si prende la SP 52. In prossimità di Villanovaforru si gira a s. e si prende la SP 49. Dopo un paio di km si arriva a Collinas. Si percorrono complessivamente circa 60 km.

Il contesto ambientale
Il paese di Collinas, in provincia del Medio Campidano, è ubicato in una zona di fondovalle della Marmilla orientale. Nel territorio sono presenti testimonianze archeologiche dal periodo preistorico a quello romano. La chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo è situata nell'abitato.

Descrizione
Nel 1840 il paese di Collinas è registrato dall'abate Vittorio Angius con l'antico toponimo Forru. Fu il filosofo Gian Battista Tuveri, il suo più illustre cittadino, a far adottare nel 1864, con decreto reale, il nome di Collinas. In epoca medioevale la villa, compresa nel giudicato di Arborea, faceva parte della curatoria di Montis e dipendeva dalla diocesi di Terralba, che si unì nel 1503 a quella di Usellus-Ales.
Alla chiesa si arriva percorrendo un'ampia scalinata, che va restringendosi in prossimità della facciata. Questa è superiormente conclusa da un coronamento manieristico doppiamente inflesso a "cappello di carabiniere". Il paramento murario, realizzato in filari di conci accuratamente squadrati, ospita un alto portale inquadrato da una doppia cornice modanata, che presenta su entrambi i lati un motivo decorativo fitomorfo. Il colore grigio della cornice è ripreso dai conci disposti in modo alterno lungo gli stipiti. In asse col portale è una finestra rettangolare architravata. Nel tratto murario tra la finestra e il fastigio sporgono due decorazioni simmetriche in pietra dal motivo spiraliforme. Alla parte absidale dell'edificio è addossata una costruzione, sulla quale affaccia l'oculo aperto nella parete di fondo del presbiterio. Sul lato sinistro della facciata principale è un alto campanile incompiuto diviso in tre ordini. Il primo, a canna quadrata, è concluso superiormente da una cornice; il secondo è poligonale, così come la cella campanaria, di minori dimensioni. Nella cella campanaria, in cui sono collocate delle monofore, si dispongono gli orologi.
Non si conosce la data di inizio della fabbrica del San Michele Arcangelo, ma esiste una quietanza, scritta in lingua sarda e datata 7 agosto 1571, con cui il picapedrer Juan Santus Porru, ormai al termine della cappella del coro, dichiara di aver ricevuto venti lire per il lavoro che sta compiendo nella chiesa. Pare che la chiesa, a pianta trinavata, fosse già conclusa nel 1590, anche con le tre cappelle aperte in ogni lato, sebbene non finite. Da fonti documentarie si evince che nel 1592 fu realizzata la terza cappella a sinistra, dedicata al Crocifisso, e che nel 1602 fu completata quella dedicata a Sant'Antonio Abate, oggi intitolata a Sant'Ignazio da Laconi. Sempre da documenti si apprende che nel 1603 fu completata la seconda cappella a sinistra, allora dedicata a Sant'Antioco e adesso all'Immacolata. Nel 1616 fu costruita la sagrestia. Una conferma del fatto che fossero state costruite tre nuove cappelle si ha da un contratto che reca la data del 18 settembre 1650. La prima cappella a destra, dedicata un tempo a San Giuseppe, fu ricostruita tra il 1725 e il 1728. Il 15 agosto di quell'anno infatti il muratore Giuseppe Anedda rilasciò la quietanza per aver ricevuto l'ultimo pagamento. Il prospetto principale si colloca cronologicamente negli anni 1804-05.
Nel 1684 si iniziò a edificare il campanile, i cui lavori furono interrotti per alcuni anni, per poi riprendere nel 1741, data a cui risale un nuovo contratto. Dopo un'altra interruzione e conseguente ripresa, con contratto del 22 dicembre 1753, finalmente nel 1760 fu completata la parte poligonale; l'anno successivo i lavori furono sospesi nuovamente per mancanza di fondi. La torre fu ultimata nel XX secolo.

Storia degli studi
La chiesa è citata da Vittorio Angius (1840). Il contributo più recente è di Aldo Pillittu (2001).

Bibliografia
V. Angius, voce "Forru", in G. Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, VI, Torino, G. Maspero, 1840;
La Provincia di Cagliari. I comuni, a cura di N. Sciannameo - F. Sardi, Cinisello Balsamo, Silvana, 1985 (II ed.);
S. Tomasi, Diocesi di Ales-Terralba. Memorie del Passato, II, Villacidro, Cartabianca, 1997;
S. Mele, "Schede Paesi, Schede delle Opere", in Dentro la Marmilla. Ambiente, Storia, Cultura, Lunamatrona, Sa Corona Arrubia, 2000;
A. Pillittu, Diocesi di Ales-Terralba, collana "Chiese e arte sacra in Sardegna", Cagliari, Zonza, 2001
Patrimonio culturale della Sardegna