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Cagliari, Chiesa di Santa Croce

Come arrivare
Situata nel quartiere storico di Castello, la chiesa è facilmente raggiungibile: attraverso la porta dell'Elefante si prosegue sulla s. lungo il Bastione Santa Croce, sulla d. si apre una piazzetta sulla quale si affaccia l'omonima chiesa.

Il contesto ambientale
La chiesa è nel quartiere che fu il fulcro del potere politico e religioso a Cagliari tra il XIII e il XIX secolo.

Descrizione
La chiesa è a navata unica con tre cappelle per lato, ciascuna delle quali coperta da volta a botte. Le pareti sono scandite da paraste rudentate con capitello composito e inquadrano a coppie le cappelle sormontate da un arco a pieno centro. Il capitello delle paraste poggia su una cornice fortemente aggettante che corre lungo il perimetro della chiesa. Il presbiterio mostra all'interno un'abside aggiunta il secolo scorso dall'ingegnere piemontese Ribotti, insieme al nuovo altare e alla nuova pavimentazione. L'imposta della originaria abside, quadrata secondo il modello gesuitico, è ancora visibile. La facciata è costituita da due ordini separati da un'alta fascia che prosegue sui due prospetti laterali. Nell’ordine inferiore il portale si apre alla sommità di una breve scalinata, sormontato da un timpano curvilineo spezzato al centro del quale è lo stemma dei Brondo. L'ordine superiore, inquadrato da due coppie di lesene doriche, si divide in cinque specchi. Nel fastigio, che oltrepassa in altezza la navata centrale, è presente un'apertura rettangolare che mostra il cielo. Questo particolare, di forte valenza simbolica, richiama esempi in tutto il meridione d'Italia, in particolare nel barocco pugliese e siciliano. Il coronamento curvilineo è realizzato tramite due piatte volute affrontate che si ripiegano in graziosi girali. Le volute di raccordo sono, invece, meno elaborate e si concludono con due elementi verticali a dado, sormontati da sfera e guglia, che richiamano l'ordine a fiamma, legato alla cultura controriformistica. La chiesa è provvista di due campanili, uno a vela parallelo alla facciata ma in posizione arretrata, l'altro a torre con canna quadrata e cupolino in prossimità del presbiterio. L'assenza della cupola è consueta nelle prime fasi dell’edilizia gesuitica.
La chiesa di Santa Croce fu edificata intorno al 1661. La data risulta da una lapide murata nel prospetto che ricorda inoltre il nome della benefattrice Donna Anna Brondo dei Marchesi di Villacidro, i cui lasciti vennero utilizzati per la costruzione della chiesa, che sorge sull’antica Sinagoga, abbandonata dagli Ebrei nel 1492. Nel 1563 l'Arcivescovo Mons. Antonio Parragues de Castillejo chiese al Laynez l'assegnazione di almeno due Padri predicatori; i Gesuiti infatti, già presenti a Sassari, mancavano nella città di Cagliari. Nel 1564 vennero inviati dieci Gesuiti, che presero possesso del Collegio formato da modeste abitazioni prospicienti la chiesa. Sarà Giandomenico de Verdina, Gesuita ticinese allievo del Tristano, ad adattare e trasformare le casette per renderle più consone all’ insediamento della Compagnia. È verosimile che non sulle rovine, come sostiene lo Spano, ma bensì all'interno della stessa Sinagoga, consacrata alla Santa Croce, avessero iniziato ad officiare i Gesuiti. Infatti in un atto datato 1565, e rogato dal notaio Bartolomeo Carnicer, segretario del Consiglio, si parla di una chiesa che risultava "plurimis abhic annis constructa et aedificata", costruita quindi da moltissimi anni. Il lascito Brondo servì quindi ad ampliarla e trasformarla radicalmente. Questa ipotesi è avvalorata da scavi recenti compiuti in occasione di un lungo restauro ancora in corso. All'interno della chiesa infatti, all'incirca a metà navata, è stato ritrovato un muro perpendicolare all'abside e intonacato dentro e fuori. Potrebbe trattarsi del muro perimetrale della Sinagoga poi divenuta chiesa cristiana, con ingresso su via Corte d'Appello.
Quando la Compagnia venne soppressa nel 1773, l'intera proprietà passò allo Stato e venne consegnata nel 1809 all'Ordine Mauriziano, che la modificò ulteriormente.

Storia degli studi
La chiesa è citata nella "Guida" del canonico Giovanni Spano (1861). È oggetto di studio nel volume di di Salvatore Naitza sull'architettura tardoseicentesca e purista (1992). Il contributo più recente è di T. Kirova e D. Fiorino.

Bibliografia
G. Spano, Guida della città e dintorni di Cagliari, Cagliari, Timon, 1861;
Arte e cultura del '600 e del '700 in Sardegna. Atti del congresso nazionale, a cura di T.K. Kirova, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1984;
A. Piseddu, "Le chiese cagliaritane: Santa Croce", in Almanacco di Cagliari, 1991, senza pagine;
S. Naitza, Architettura dal tardo '600 al Classicismo purista, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1992;
T. Kirova - D. Fiorino, Le architetture religiose del barocco in Sardegna, Cagliari, Aipsa, 2002.

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