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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
alghero, chiesa del carmine

Alghero, Chiesa del Carmine

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Come arrivare
Partendo dalla centrale Piazza Sulis si percorrono i bastioni Colombo fino alla Torre di San Giacomo. Sulla destra s'imbocca la Via Cavour, e la chiesa è subito sulla destra.

Il contesto ambientale
La chiesa si trova ad una delle estremità del centro storico e dalla sua posizione privilegiata si affaccia sul mare, chiudendo il popolare quartiere che ospita i magazzini dei pescatori.

Descrizione
La chiesa del Carmine venne fondata nel 1644 da due frati carmelitani, Briòs e Brunacho, provenienti dalla Catalogna. Costoro, grazie ai lasciti di alcuni fedeli, ottennero la possibilità di acquistare un edificio adiacente alla torre di San Giacomo e di convertirlo in chiesa; poco tempo dopo, grazie alla donazione di 10000 lire da parte di Giovanni Battista Amat, marchese di Villarios, fu possibile comprare altri due edifici attigui al precedente, e trasformare il tutto in un grande spazio conventuale, che venne ufficialmente fondato il 12 dicembre 1644. Il convento oggi non esiste più, in quanto venne purtroppo distrutto da un incendio nel 1889.
Il luogo scelto dai Carmelitani era strategico, a ridosso dei bastioni, e consentiva al complesso di essere ben visibile dal mare, scelta certamente non casuale in quanto la marina spagnola è sempre stata sotto la protezione della Vergine del Carmine. Anche dal punto di vista economico il sito aveva una posizione a dir poco felice: lo spiazzo di fronte alla chiesa era uno dei tanti punti di raccolta dei soldati della guarnigione preposta alla difesa, e tra l'altro era il luogo in cui, per la sua vicinanza al mare in cui si potevano scaricare i rifiuti, si trovavano le attrezzature per il macello del bestiame, attività che prevedeva il pagamento di un tributo ai frati.
La chiesa è interamente realizzata in arenaria, e ha una pianta longitudinale a navata unica con abside rettangolare e cappelle laterali, tre per ogni lato.
La facciata è racchiusa da due paraste sorrette da zoccolo, e termina con un timpano sormontato da un campanile a vela dotato di tre arcate, ma due sole campane. Due pinnacoli in pietra affiancano il timpano, che comprendeva al centro un rosone ormai obliterato. Una scalinata dotata di cancello in ferro immette in un atrio porticato voltato a botte, con una nicchia in pietra sul lato destro. Si tratta dell'unica chiesa di Alghero, insieme al Santuario di Nostra Signora di Valverde, dotata di scalinata e atrio con sedili in pietra. L'accesso alla chiesa avviene tramite una seconda scalinata e un portale ligneo originale, inquadrato da lesene scanalate.
All'interno l'unica navata è voltata a botte e termina con un'abside rettangolare delimitata da una balaustra in marmo venato. Le cappelle laterali sono invece tutte voltate a crociera. Le ultime due cappelle, a sinistra quella del Crocifisso, e a destra quella della Madonna dels Desemparats (dei Diseredati), sono delimitate da una balaustra rispettivamente in marmo bianco e in marmo policromo. Quest'ultima cappella, quella della Madonna dels Desemparats, era l'antica cappella dei Genovesi e presenta sopra l'altare lo stemma in pietra della Repubblica ligure. L'intitolazione dell'ambiente venne cambiata solo nel 1963, quando giunse ad Alghero la statua della Vergine dels Desemparats, dono della città di Valencia per solennizzare i legami che ancora uniscono Alghero alla Catalogna. Fu appunto in quell'occasione che la cappella venne ripavimentata in azulejos valenzani.

Storia degli studi
Notizie sulla chiesa si trovano in diverse pubblicazioni su Alghero.

Bibliografia
P. Nonis, "Chiese e santuari del territorio di Alghero", in Alghero: cara de roses, Cagliari, Editrice sarda F.lli Fossataro, 1951, pp. 360-365;
S. Colomo, Guida ad Alghero e dintorni, Sassari, 1984;
E. Valsecchi, Monumenti del centro storico di Alghero, Sassari, Nuova Comunità, 1995;
A. Ingegno, Il centro storico di Alghero: appunti per una ricerca, Oristano, S'alvure, 1996;
L. Deriu, Alghero: la città antica, Sassari, Carlo Delfino, 2000.
Patrimonio culturale della Sardegna