Milis, Palazzo Boyl

Milis, Museo del gioiello e del costume sardo

Informazioni
Indirizzo: piazza Martiri (Palazzo Boyl), Milis
Telefono: +39 0783 51665
Ente titolare: Comune di Milis
Orari: su prenotazione
Biglietto: ingresso gratuito

Il museo
È allestito nel Palazzo Boyl, pregevole esempio di neoclassicismo piemontese, inconfondibile per il colore rosso della facciata, situato nel cuore del paese. Deve il suo nome all'illustre famiglia che lo fece costruire all'inizio dell'Ottocento. Durante il XIX e XX secolo fu punto di ritrovo di nobili e letterati come D'Annunzio, Deledda e Balzac. La mostra permanente del costume sardo e del gioiello del campidano di Oristano, nasce con l'intento appunto di far conoscere al pubblico l'evolversi dell'abbigliamento e degli ornamenti delle popolazioni della provincia. Attraverso un itinerario di immagini, stoffe, vestiario e ornamenti si ripercorrono circa 200 anni di vita, dando particolare attenzione al costume degli abitanti di Milis, visti attraverso le immagini riportate su tela da diversi pittori che dai primi dell'800 ai primi del '900 ebbero modo di visitare il paese, rimanendo talmente ben impressionati da dipingere storie di vita quotidiana. Si riportano così ai giorni nostri quelle che erano, nei tempi addietro, le fogge dei costumi nei diversi ceti sociali. L'esposizione è articolata in sezioni: una generale, sezione costumi, sezione gioielli, sezione gigantografie, sezione broccati, sezione cartellonistica. Il percorso della mostra si muove attraverso una serie di gigantografie di 2,00 x 1,30 m, supportate da materiale rigido con patinatura opaca. Le immagini riproducono i dipinti dei pittori che maggiormente si sono soffermati sui costumi tipici dei luoghi che visitarono, come ad esempio l'artista Balsani che ritrasse un ricco proprietario di Milis in abito da festa; il pittore Luzzetti con il ritratto di un venditore di arance in costume giornaliero; il francese Nicola Tiole acquarellista che dipinse, forse, il più antico costume di Milis (molto somigliante a quello di Oristano); Simone Manca, acquarellista di Mores, che riporta con estrema delicatezza la raccolta delle arance con personaggi femminili e maschili in costume tradizionale ed il pittore Colucci con un ritratto di donna in costume inedito. Oltre alle immagini che riportano i dipinti richiamati, la mostra espone gli abiti femminili di Oristano, Samugheo, Busachi e Cabras ornati di bottoni e gioielli in filigrana, argento e corallo. Uno spazio è dedicato ai tessuti utilizzati nella confezione dei diversi abiti come il broccato, l'orbace, il lino. Il tutto è corredato da didascalie atte a spiegare le diverse fasi della lavorazione del costume sino ad arrivare ai giorni nostri. I costumi sono indossati da manichini in atteggiamenti di vita quotidiana.

Perché è importante visitarlo
È importante perché illustra la trasformazione del costume sardo in ambito oristanese, per un arco di circa duecento anni. Il pezzo forte dell'esposizione consiste in una serie di gigantografie supportate da materiale rigido che riproducono i dipinti relativi ai costumi tipici.