Logo Regione Autonoma della Sardegna
I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
sardegnacultura  ›  luoghi della cultura  ›  monumenti  ›  provincia di olbia-tempio  ›  olbia, villa rustica s'imbalconadu

Olbia, villa rustica S'Imbalconadu

Il contesto ambientale
L'area archeologica è situata su una piccola altura, sulla riva destra del fiume Padrogianus, a pochi chilometri dalla foce, nelle vicinanze della costa gallurese.

Descrizione
Il complesso, molto danneggiato nella parte settentrionale e orientale per l'apertura di un tratturo e per la costruzione della strada provinciale, interessa una superficie di circa 1000 mq.
Si presenta come una grande struttura quadrangolare (33 x 30 m di lato), con una ventina di ambienti organizzati attorno a una corte centrale parzialmente occupata da un edificio quadrato (9 m di lato).
Le murature sono costruite con blocchi di granito locale e conci posti di taglio ad intervalli più o meno regolari ("opus africanum"); in alcuni casi si è conservato parte dell'alzato in mattoni crudi.
Le pavimentazioni sono realizzate con sottili strati di cocciopesto e in alcuni ambienti con lastricati irregolari.
Gli ambienti II e V hanno restituito una serie di manufatti, tra i quali un torchio e delle vasche ("calcatoria") collegate con la produzione del vino. Da un ambiente contiguo (VI) proviene un numero considerevole di frammenti di anfore da trasporto. Lo spazio rappresenta certamente il magazzino per la conservazione dei prodotti.
In altri due vani comunicanti (I e IV), ubicati nella parte meridionale del complesso, sono stati rinvenuti i frammenti in basalto di una "meta", di un "catillus" e di una "mola manuaria". Si può dunque ipotizzare che in questi ambienti si svolgessero le attività di trasformazione dei cereali per la produzione del pane.
L'edificio quadrato centrale presenta all'interno alcuni ambienti di modeste dimensioni. Il piccolo edificio, dotato di cucina autonoma con forno in terracotta del tutto simile ai "tabouna" ancora diffusi in Tunisia, aveva un piano superiore; al di sopra vi era probabilmente un terrazzo che consentiva di controllare l'intero complesso e parte del territorio circostante.
La struttura di S'Imbalconadu fu costruita alla fine del II sec. a.C.; l'abbandono fu invece determinato da una serie di eventi traumatici (incendi, depredazioni) collocati entro la fine del primo quarto del I secolo a.C.
Gli studiosi interpretano il complesso come una fattoria orientata alla conduzione di un "fundus". L'edificio centrale fu forse la dimora del conduttore della fattoria. I ritrovamenti attestano come nella fattoria si praticassero, oltre alla coltivazione dei cereali, diverse attività collaterali quali l'allevamento e la caccia (ossa di pecore, suini e in percentuale minore bovini). La produzione vinaria era rivolta all'autoconsumo, ma potevano praticarsi anche attività di mercato, data la vicinanza della città portuale.
Nell'ambito del territorio di Olbia la fattoria di S'Imbalconadu si inserisce in un quadro organico di occupazione e sfruttamento impostato dal governo di Roma. Secondo gli archeologi tale sfruttamento era realizzato attraverso diversi impianti di grandi dimensioni, come quello indagato, affiancati da una maglia più o meno fitta di case di servizio. Una trentina di siti che sembrano mostrare un unico momento di fondazione durante il periodo repubblicano. Una maglia in progressivo abbandono durante il periodo imperiale, quando probabilmente, come in altre parti dell'Isola, il sistema fu sostituito dalle grandi ville tardo-imperiali, collegate coi latifondi e operanti su vasta scala con manodopera schiavistica.
Le strutture e le dimensioni della fattoria di S'Imbalconadu, in questo processo diacronico di occupazione degli spazi rurali, potrebbe rappresentare una sorta di anello intermedio. Nella sua fase d’impianto non si esclude che questo modello, anche se mutuato da quelli italici, si sia avvalso di manodopera locale di origine punica o sardo-punica, che assumeva su di sé la direzione delle attività agricole. Una classe ancora legata alle tradizioni organizzative, costruttive e cultuali preromane, come testimoniano le tecniche costruttive ed alcuni reperti: tra questi una stele in granito recante il segno punico di Tanit, rinvenuta nell'edificio quadrato centrale.

Storia degli scavi
Le strutture, note dagli anni Settanta del Novecento, furono scavate nel decennio successivo.

Bibliografia
A. Sanciu, "Una fattoria d'età romana d'età romana nell'agro di Olbia", collana "Pubblicazioni del Dipartimento di Storia dell'Università di Sassari", 32, Sassari, 1997, p.224.
Patrimonio culturale della Sardegna