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Ittireddu, Necropoli di Partulesi

Come arrivare
Dall'abitato di Ittireddu, si esce per la strada comunale in direzione della chiesa di Sant'Elena. Superata la chiesa (meno di un km dal paese), dopo 250 metri circa, si troverà a destra il cancello dell'area archeologica: una stradina di cemento, dopo circa 300 metri, conduce alla base della collina dove si aprono le tombe.

Il contesto ambientale
La necropoli è situata in località Partulesi su un ampio fronte di roccia tufacea, nel Monte Acuto, regione della Sardegna settentrionale interna.

Descrizione
Il complesso comprende una trentina di domus de janas distribuite su diversi livelli. Non è improbabile che in origine il numero delle tombe fosse maggiore. Gli ipogei sono accessibili nella maggior parte dei casi attraverso un corridoio ("dromos") scavato nella roccia.
L'impianto planimetrico è quasi sempre pluricellulare con disposizione dei vani nello schema a "T" modificato da ampliamenti successivi.
Le camere, in genere con profilo planimetrico rettilineo, presentano pareti ben rifinite sulle quali si aprono delle nicchie (tombe I, XIX, XXIV-XXV) o portelli ornati da rincassi a cornice (tombe IX, XI, XIV; XXVI) o sovrastati da architravi in rilievo (tombe XVIII, XXVI); in almeno due casi alla base delle pareti sono risparmiati dei banconi (tombe II, XIX).
Si segnalano tra tutte la tomba XIX, quella meglio conservata, la tomba XXV, per la presenza di numerose coppelle, e soprattutto la tomba XIV, che nell'età del Bronzo venne trasformata in tomba "a prospetto architettonico". La tomba XIV - oggi comunicante con l'adiacente tomba XV - è composta da due vani di pianta quadrangolare irregolare disposti in profondità su un asse comune. La sepoltura si caratterizza per la presenza sulla fronte di una stele centinata (altezza m 2,75; larghezza m 0,60 in alto), elemento tipico delle tombe di giganti che nel Sassarese viene riprodotto non di rado su fronti rocciosi che ospitano sepolture ipogeiche (cosiddette "domus nuragiche"). La tomba XXV, dallo sviluppo in pianta piuttosto semplice formato da due celle con nicchia, presenta una singolare concentrazione di coppelle scavate sulle pareti.
La necropoli è databile tra il Neolitico finale (cultura di Ozieri, 3200-2800 a.C.) e l'Eneolitico.

Storia degli scavi
La necropoli è nota fin dalle segnalazioni del Taramelli.

Bibliografia
A. Taramelli, "Foglio 193, Bonorva", in Edizione della Carta Archeologica d'Italia, Firenze, Istituto Geografico Militare, 1940, p. 10, n. 41;
F. Galli, Archeologia del territorio: il Comune di Ittireddu (Sassari), collana "Quaderni della Soprintendenza ai Beni archeologici per le province di Sassari e Nuoro", 14, Sassari, Chiarella, 1983, p. 19 ss., n. 6, tavv. XIV-XXI;
F. Galli, Ittireddu. Il museo e il territorio, collana "Sardegna Archeologica. Guide e Itinerari", 14, Sassari, Carlo Delfino, 1991, pp. 9, 31-32, figg. 23-24.