Antonio Mura

Antonio Mura, figlio del Pedru che rivoluziona la poesia sarda nel Novecento, nasce a Nuoro nel 1926.
Nel dopoguerra collabora alla rivista "Aristocrazia" diretta da Raffaello Marchi. Antonio intraprende studi tecnici che non ama e che non gli daranno stabilità economica, e che lo portano a trasferirsi a Napoli. Successivamente emigra in Germania dove lavora come operaio di una fabbrica.
Torna a Nuoro nel 1951 e trova un lavoro stabile nell'Associazione Commercianti. Secondo Duilio Caocci, "in questi anni è già un poeta maturo, ha raggiunto una sicurezza nella scrittura, che gli permette di rendere pubbliche le sue poesie". Partecipa e vince al premio Ozieri. Si specializza nella traduzione in sardo di numerosi poeti europei. Tra il 1968 e il 1971 rafforza la sua attività fino a pubblicare "Su birde. Sas erbas", la raccolta che lo consacrerà nella storia della letteratura sarda. Muore improvvisamente nel 1975 a Bologna.

Secondo Maurizio Virdis nella lirica "Kando sor bentulerir de Venìcia", Antonio Mura "giunge ai risultati migliori, toccando vette mitopoietiche altissime, di tutto valore. È, si potrebbe dire, un contromito, o un mito in negativo e/o del negativo, antieroico, che stigmatizza la chiusura pregiudizievole dell'insularità, con originale e inusitata concezione di tale chiusura".

Il Fenicio di Mura è, secondo Virdis, l'archetipo di ogni straniero che viola la Sardegna perché non la comprende. Questa "mancanza d'amore" trasforma il mare in una muraglia che il sardo ancora non riesce a demolire.

OPERE
Su birde. Sas erbas

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