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Sant'Antioco, tomba di giganti Su Niu 'e su Crobu

Come arrivare
Giunti all'abitato di Sant'Antioco, proseguire per circa 1 km sino a trovare un bivio: qui svoltare a destra e, percorsi altri 2 km, si vedrà - a sinistra della strada - la collina dove sorge il nuraghe Grutti 'e Acqua. Poco distante, in direzione NE, si trovano i resti della tomba di giganti Su Niu 'e Su Crobu. Il sito archeologico è segnalato da appositi cartelli.

Il contesto ambientale
Il monumento si erge suggestivamente su un'ampia piattaforma rocciosa sopraelevata sul piano di campagna, non lontano dal mare, nel parte S dell'isola sulcitana di Sant'Antioco, nel SO della Sardegna. Si trova a NO del nuraghe Grutti 'e Acqua.

Descrizione
La sepoltura, del tipo "a filari", è costituita da un corpo tombale absidato (m 10,20 x 1,25/0,80 di larghezza), da un corridoio funerario e da un prospetto architettonico che si apre ad emiciclo, la cosiddetta "esedra" (m 14,50 di corda x 2,70 di saetta). Il monumento, realizzato con massi poliedrici di trachite, è stato danneggiato dai vandali che ne hanno divelto il robusto architrave parallelepipedo che sormontava l'ingresso.
Della tomba è chiaramente leggibile la pianta delimitata da blocchi di diverse dimensioni. L'esedra è costituita da file di pietre appena sbozzate, di grandezza decrescente verso l'alto. L'ingresso al monumento, che si apre al centro del filare di base dell'esedra, era - prima della rimozione dell'architrave - di forma trapezoidale; gli stipiti sono costituiti da un blocco per parte. Il corridoio funerario è costruito con blocchi poco o nulla lavorati, infissi a coltello, su cui poggiano pietre di minori dimensioni disposte a file irregolari, rincalzate con numerose zeppe. Il corpo tombale presenta una larghezza di m 4,20 sull'asse traverso della camera, all'incontro con le ali dell'esedra. Nell'area antistante l'ingresso, fra il materiale disperso da uno scavo clandestino effettuato nel 1977, venne in luce un frammento di un concio a "dentelli". Questo concio, in roccia tenera, coronava - in origine - la sommità dell'esedra.
Lo scavo stratigrafico della zona antistante l'ingresso ha restituito vari materiali: una ciotola a piattello emisferico con fondo piatto e presina a bugnetta sotto l'orlo (cm 17,2/18,00 x 5,5 di altezza) dalle superfici bruno-rossicce; i frammenti di undici elementi in roccia tenera tufacea a forma di corno, simili a quelli ritrovati in località Is Aruttas di Cabras, sopra una deposizione individuale, in giacitura contratta, entro una fossa emisferica scavata in roccia. La tipologia costruttiva del monumento e, soprattutto, la sezione angolare trasversa del vano funerario, consentono di proporre utili collegamenti comparativi con la tomba I di San Cosimo di Gonnosfanadiga. La sepoltura si data al Bronzo medio-recente.

Galleria fotografica


Storia degli scavi
Il monumento è stato scavato nel luglio 1977 da Vincenzo Santoni. Le ricerche di superficie non hanno permesso di individuare, almeno per ora, l'abitato di riferimento.

Bibliografia
V. Santoni, "A cielo aperto la nostra storia", in Il Cagliaritano, 6 settembre 1977, pp. 20-30;
G. Pinna, Sulci. Guida all'isola di S. Antioco, Cagliari, Sulci, 1981, p. 44;
V. Santoni, "La storia dei nuraghi", in Archeologia Viva, IV, 5, 1985;
M. Frau-R. Monticolo, Sulcis. Guida archeologica: Calasetta, Carbonia, Carloforte, Giba, Masainas, Narcao, Nuxis, Perdaxius, Piscinas, Portoscuso, S. Giovanni Suergiu, S. Anna Arresi, Santadi, S. Antioco, Teulada, Tratalias, Villaperuccio, Firenze, Arte e Natura, 1990, pp. 35-36;
D. Cocco, "I secoli della Preistoria: il Nuragico", in Sulci: i secoli ritrovati, Cagliari, Regione Autonoma della Sardegna, 1990, p. 20;
V. Santoni, "La preistoria e la protostoria", in P. Bartoloni, Sulcis, collana "Itinerari", 3, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1989, p. 75-76.