Sassari, palazzo della Provincia

Sassari, Palazzo della Provincia

Come arrivare
Sassari è la seconda città della Sardegna. Il palazzo delle Provincia prospetta sulla centralissima piazza d'Italia.

Il contesto ambientale
Il palazzo fa parte della sistemazione monumentale di piazza d'Italia, la più importante della città ottocentesca. Al centro sorge il monumento con la statua marmorea di Vittorio Emanuele II.

Descrizione
Nel corso dell'Ottocento vennero realizzate numerose opere ed infrastrutture che avviavano Sassari ad uniformarsi al processo di modernizzazione tipico di quegli anni. In seguito all'unità d'Italia si procedette alla costruzione dei palazzi provinciali, sedi di Prefetture, che sommavano uffici, sale di rappresentanza e di adunanza all'abitazione del Prefetto.
Il palazzo si affaccia sul lato NE dell'ampia area quadrangolare di piazza d'Italia costituendone il solenne fondale scenografico. La struttura architettonica è ancor oggi l'emergenza più significativa e simbolicamente pregnante della piazza. Già nel 1872 il Consiglio provinciale aveva istituito una commissione per l'acquisto di Palazzo Ducale o. in alternativa, per il progetto di massima di un edificio che per decoro, ampiezza e comodità potesse rispondere ai bisogni della Provincia. Prevalse, non senza polemiche, la seconda ipotesi caldeggiata dal partito moderato allora al potere e osteggiata dal partito progressista che invocava una maggiore austerità nella spesa pubblica. Contemporaneamente l'amministrazione comunale, anch'essa di orientamento moderato, deliberò di cedere a titolo gratuito l'area del lato NE della piazza d'Italia.
L'incarico fu affidato al cavalier Giovanni Borgnini, il quale pretese di essere affiancato dall'ingegner Eugenio Sironi che finì per assumere il ruolo di progettista e direttore dei lavori, mentre al primo spettò un ruolo di supervisione sulla fabbrica. I lavori si protrassero dal 1873 fino al 10 luglio del 1880 quando entrò in funzione l'orologio civico a coronamento della facciata.
Esternamente l'edificio è impostato secondo accenti neorinascimentali, con un corpo centrale in lieve aggetto, scandito nei piani superiori da sei semicolonne corinzie di ordine gigante che digradano in lesene assecondando il leggero arretramento dei corpi laterali. Nell'insieme e nonostante l'adesione a stilemi accademici abbastanza standardizzati il palazzo si colloca sia per le dimensioni sia per la funzionalità degli spazi sia, ancora, per la qualità degli interventi decorativi, fra i migliori edifici amministrativi d'Italia.
Tra il 1878 e il 1882 il catanese Giuseppe Sciuti decorò il salone consiliare, mentre le altre sale di rappresentanza furono affidate, tra il 1877 e il 1878, ai pittori Giovanni Dancardi e Davide Dechiffer.
L'affresco della volta presenta un'ampia e complessa allegoria della storia d'Italia che dall'oscura fase primigenia arriva svolgendosi fino a comprendere la luminosa età moderna. In questo scenario campeggia in apoteosi la figura di Vittorio Emanuele II che, sostenendo la figura dell'Italia liberata, promuove il progresso, rappresentato da una locomotiva e dal telegrafo. L'opera nel complesso rappresenta un importante esempio di verismo storico di secondo Ottocento, che vedeva nello Sciuti uno dei principali esponenti.

Storia degli studi
Una rassegna degli studi si trova nella bibliografia relativa alla scheda nel volume della "Storia dell'arte in Sardegna" sull'architettura otto-novecentesca (2001).

Bibliografia
F. Masala, Architettura dall'Unità d'Italia alla fine del '900, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 2001, sch. 19.

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