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Vallermosa, Pozzi sacri di Matzanni

Come arrivare
A Vallermosa si trova il cartello con l'indicazione per il complesso nuragico di Matzanni. Si prosegue sulla strada indicata dal cartello per circa km 12, fino alle pendici del monte Cuccurdoni Mannu. I monumenti, raggiungibili a piedi a partire da un grande spiazzo, si trovano all'interno di una recinzione in muratura, edificata di recente.

Il contesto ambientale
L'area archeologica è situata nelle propaggini SE del massiccio del Linas, su un valico lungo la via di penetrazione valliva tra il Campidano di Cagliari e la pianura di Domusnovas, nella Sardegna sud-occidentale.

Descrizione
L'area sacra, una delle più importanti della Sardegna nuragica, è costituita da tre templi a pozzo e da un piccolo villaggio di capanne risalenti al 1300-730 a.C. (Bronzo recente, Bronzo finale, Prima età del Ferro). Non lontano è situato il tempio punico di Genna Cantoni.
Il primo pozzo, ubicato a N, su un leggero declivio, è costituto da un vestibolo o atrio, una scala discendente e una camera sotterranea coperta a "tholos". L'atrio, di pianta rettangolare, non misurabile con precisione nel senso della lunghezza a causa del parziale interramento, è largo m 2,50. La parete N residua per un'altezza massima di m 1,50, mentre quella S è completamente interrata. La scala, crollata nel tratto iniziale (altezza massima residua m 2), leggermente spostata verso N rispetto al centro della camera, presenta sezione ogivale; i gradini sono ricoperti dal crollo. La larghezza del vano scala, di m 1,40 a fior di suolo, si restringe fino a circa cm 90 in prossimità degli ultimi gradini, per una profondità complessiva di m 4,10. La camera (m 2,75 di diametro), parzialmente crollata, invasa dall'acqua e ingombra di macerie, è alta circa m 3,50.
L'edificio è costruito in opera subquadrata con blocchi di scisto di diverse dimensioni, disposti a filari irregolari.
Il secondo pozzo è posto ad una distanza di circa m 50 a S del precedente. Anche questo edificio è composto da un vestibolo, da una scala discendente e da una camera a "tholos". Il vestibolo e la scala - orientati verso E-SE - risultano, però, completamente interrati. La camera, priva della copertura e ingombra di macerie, si conserva per un'altezza di circa m 3. L'opera muraria ed il materiale costruttivo sono simili a quelli documentati nel primo pozzo.
Il terzo pozzo, ubicato sul ripido versante N della collina Su Padenteddu, a circa 300 m dai precedenti, è realizzato con blocchi di scisto di medie e grandi dimensioni in opera subquadrata, disposti a filari irregolari. Attualmente sono visibili il vestibolo, orientato verso SO, e la scala discendente.
Il vestibolo, pavimentato con lastre di scisto - di m 3,20 di lunghezza con un'altezza massima residua di m 2 -, presenta pianta trapezoidale (la larghezza passa da m 2,60, verso l'esterno, a m 2,20, in prossimità della scala di accesso alla camera). La parete d. conserva, lungo tutto il suo sviluppo, un bancone sedile. Un muro cingeva, forse, l'area antistante il vestibolo.
Il vano scala, di pianta trapezoidale (la larghezza passa da m 2, a fior di suolo, a m 1,40, presso la camera), coperto da lastroni disposti a gradinata (altezza residua misurata in prossimità dell'ultimo gradino m 1,60), è costituita da 14 scalini (alzata cm 15/20; pedata cm 20/35).
La camera a "tholos", crollata, è ingombra di macerie, ma sul piano di crollo si conservano ancora in opera cinque filari di pietre per un'altezza di circa m 1.
Presso i tre templi a pozzo sono stati recuperati pilastrini, cippi betilici a colonnine con capitello, altarini, ecc. All'interno di uno di essi fu rinvenuto, inoltre, un bronzetto dal volto orientale (noto come "Barbetta") che portava in offerta una ciotola e una focaccia. Ancora, dalla favissa di uno dei tre pozzi proviene una ciotola in bronzo dorato di supposta origine ceretana, attribuita alla prima metà del VII secolo a.C.
Le capanne individuate poco distante dai tre edifici di culto, a profilo circolare, sono costruite per la maggior parte in blocchi di scisto appena sbozzati e disposti a filari. La copertura dei vani era costituita, con ogni probabilità, da pali e frasche, come nelle attuali "pinnettas" dei pastori.

Storia degli studi
I pozzi sacri di Matzanni sono segnalati a partire dagli anni ottanta del secolo scorso.

Bibliografia
F. Nicosia, "La Sardegna nel mondo classico", in Ichnussa. La Sardegna dalle origini all’età classica, Milano, Scheiwiller, 1981, p. 460, tav. 469;
G. Lilliu, La Civiltà Nuragica, Sassari, Carlo Delfino, 1982, pp. 57, 168, 227;
G. Lilliu, "Nuovi templi a pozzo della Sardegna nuragica", in Studi Sardi, XIV-XV, 1, 1985, pp. 197-288;
G. Lilliu, La civiltà dei Sardi dal Paleolitico all'età dei nuraghi, Torino, Nuova ERI, 1988, pp. 421, 443, 462, 523, 534, 619, 623, 625, fig. 197, 32-34.