San Vito, edificio dismesso della miniera di Monte Narba

San Vito, Miniera di Monte Narba

Come arrivare
La zona mineraria è raggiungibile attraverso una strada bianca a s. della SS 387 che collega Muravera a San Vito, dopo pochi km dal primo paese.

Il contesto ambientale
Alla miniera è connesso un villaggio, tra una folta vegetazione comprendente anche le palme, spesso presenti anche in altri insediamenti minerari come evidente segno distintivo.

Descrizione
Già esplorata a metà Settecento da Carlo Gustavo Mandel, console di Svezia a Cagliari, la miniera di piombo e argento fu concessa a metà Ottocento alla Società Lanusei. Nel 1863 sorse il villaggio, abitato nel 1916 anche dai prigionieri austriaci per i lavori forzati; nel 1935 fu revocata la concessione della miniera e fu impiantata una attività agricola.
Il villaggio ha il suo fulcro nella Villa Madama, progettata dall'ingegnere Giovanni Battista Traverso per la residenza del direttore. Ha un corpo principale a due piani con balconata in ferro, dai quali si staccano altri due avancorpi più bassi. Nella lunetta sovrastante l'ingresso si legge il monogramma "SL" (Società Lanusei) in ferro. All'interno sopravvivono alcune decorazioni pittoriche realizzate da un prigioniero austriaco.
L'insediamento comprende anche l'ospedale e i manufatti legati all'attività estrattiva (officina meccanica, laveria, falegnameria, centrale elettrica) e, poco lontano dall'abitato, il pozzo principale collegato ad una dozzina di gallerie, chiamato "Sa Macchina Beccia" (la macchina vecchia).
La miniera fa parte del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall'UNESCO.

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Storia degli studi
La miniera è comparsa in diverse opere sull'archeologia industriale in Sardegna.

Bibliografia
S. Mezzolani-A. Simoncini, La miniera d'argento di Monte Narba Storia e ricordi, Cagliari, Gia, 1989;
S. Mezzolani-A. Simoncini, Sardegna da salvare. Paesaggi e architettura delle miniere, Nuoro, Archivio Fotografico Sardo, 1993, pp. 276-285.

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