Guspini, miniera di Montevecchio

Guspini, miniera di Montevecchio

Informazioni
Gestione: Lugori Scarl - Via Garigliano, 2 - Cagliari
info point 070 973173 e 070 7326371
cell. 389 1643692 - 338 4592082
e-mail: info@minieramontevecchio.it
sito web: www.minieramontevecchio.it

Sito fruibile tutto l'anno, senza prenotazione tutte le domeniche mattina (consulta il sito per conoscere tutti i gli altri giorni/ore di apertura senza prenotazione) e negli altri giorni/orari su prenotazione anticipata anche di poche ore e per piccoli gruppi (garantita oltre le 10pax); da aprile a ottobre il personale è in loco quasi tutti i giorni ma il sito è molto vasto: contattarlo al cellulare trovando non presidiato il Centro Visite.

Durata della visita: da 0h45' a 3h00', in base al numero dei percorsi di visita scelti, ma anche al numero dei partecipanti e delle domande poste;

Biglietto
1 percorso € 5,00 (intero) o € 3,50 (ridotto)
2 percorsi € 9,00 (intero) o € 6,00 (ridotto)
3 percorsi € 12,00 (intero) o € 8,00 (ridotto)
4 percorsi € 14,00 (intero) o € 9,00 (ridotto)
biglietto ridotto per bambini da 7-12 anni, over 65 ed gruppi di oltre 20 persone
sono esenti dal pagamento i disabili (non tutti i percorsi abbattono le barriere architettoniche) ed i bambini fino a 6 anni

Come arrivare
Il villaggio di Montevecchio è raggiungibile sia da Guspini (tramite la SP per Funtanazza e Torre dei Corsari) sia da Arbus (mediante la SC che attraversa Genna Sciria e il villaggio Righi).

Il contesto ambientale
Il villaggio minerario di Montevecchio occupa una vasta area che comprende edifici abitativi e dirigenziali, impianti, discariche e zone boschive.

Descrizione
La miniera di Montevecchio, particolarmente ricca di risorse e di filoni metalliferi piombo-zinciferi, fu utilizzata almeno a partire da metà Ottocento con le concessioni date alle società Montevecchio e Pertusola. L'attività continuò tra alterne vicende fino alla cessazione avvenuta nel 1991. Gli impianti minerari si suddividono nei settori di Levante e di Ponente separati dal passo di Gennaserapis, nel quale è situato il nucleo centrale dell'abitato, che concentra in uno spazio unitario tutti gli edifici-simbolo della miniera (direzione, ospedale, scuola, chiesa, dopolavoro), realizzati in stili diversi secondo i differenti periodi di edificazione. Si possono osservare dunque richiami alla architettura colta del passato, l'uso del Liberty, soprattutto nelle decorazioni, un linguaggio semplice e funzionale, derivato dal Razionalismo.
La direzione, cominciata nel 1877, ospita lateralmente la cappella di Santa Barbara con un curioso accostamento di funzioni diverse. All'esterno sobrio della palazzina corrisponde un alto ed esuberante cortile con porticato "dorico", dove i dipinti policromi, con temi minerari, le ringhiere traforate, le aperture ad architrave o ad arco, la fontana con un mascherone barbato, anticipano lo straordinario salone delle riunioni: un vasto ambiente voltato a padiglione e decorato con pitture a trompe-l'oeil che ripetono fregi floreali, conchiglie, bouquet di fiori e bucrani, grottesche, uccelli. Sullo fondo blu sono evidenti gli stemmi recanti picconi e arnesi minerari con un chiaro richiamo alla funzione rappresentativa dell'edificio.
Anche la chiesa riprende elementi decorativi di ispirazione eclettica, che si ripresentano nella foresteria e nelle abitazioni per i dirigenti, costruite però durante il Ventennio fascista.
L'ospedale, realizzato nel 1885 e poi modificato, è una robusta costruzione con richiami classicisti, posta nel fondo del piazzale alberato sotto un'alta parete rocciosa.
Dal 1938 al 1942 furono realizzati l'edificio che ospita la scuola e il dopolavoro, l'ufficio geologico con il piccolo museo, tutti situati in prossimità della piazza principale; il villaggio Righi, costituito da alcuni blocchi edilizi disposti su livelli diversi, a monte della stazione della teleferica Levante-Ponente; l'albergo Francesco Sartori per operai scapoli, che si erge con diversi piani fuori terra su una base di trachite, in una posizione particolarmente suggestiva sulla strada principale per la laveria Sanna.
I vecchi cameroni, destinati ai minatori senza famiglia, risalgono invece alla fase ottocentesca dell'insediamento con ambienti disposti a schiera. Meritano un cenno anche le poderose strutture legate all'attività estrattiva del settore di Levante, inserite in un paesaggio suggestivo e notevolmente trasformato dall'uomo con i cumuli di sterili che segnano l'ambiente in modo evidente: qui sono visibili accanto alle laverie e agli impianti di servizio i castelli ottocenteschi del Pozzo San Giovanni nel cantiere di Piccalinna e del Pozzo Sant'Antonio, che presentano forme neomedievali, e il castello in cemento armato del Pozzo Sartori.
Ad ogni pozzo corrisponde la parte residenziale che comprende i semplici cameroni a schiera ad un solo piano, completati ciascuno da un camino, riservati agli operai scapoli, ed i villaggi per le famiglie costruiti in tempi diversi ed oggi abbandonati.
Nel settore di Ponente si segnalano il Pozzo Amsicora, di forme legate all'architettura neomedioevale, e i ruderi della laveria Lamarmora.
La miniera fa parte del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall'UNESCO.

Storia degli studi
La miniera è compresa nelle principali opere sull'archeologia industriale in Sardegna.

Bibliografia
F. Masala, "Architetture minerarie in Sardegna fra revivals ed eclettismo", in L'uomo e le miniere in Sardegna, a cura di T.K. Kirova, Cagliari, Edizioni della Torre, 1993, pp. 120-123;
S. Mezzolani-A. Simoncini, Paesaggi e architetture delle miniere. Archivio Fotografico Sardo, Nuoro, 1993, pp. 88-116;
F. Masala, "Gli insediamenti minerari. Forme, architetture, problemi", in Le città di fondazione in Sardegna, a cura di A. Lino, Cagliari, Cuec, 1998, pp. 46-48;
F. Masala, Architettura dall'Unità d'Italia alla fine del '900, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 2001, sch. 50;
Eclettismo e miniere. Riflessi europei nell'architettura e nella società sarda tra '800 e '900, a cura di M.B. Lai-P. Olivo-G. Usai, catalogo della mostra, MiBAC, [2004], pp. 23-44.