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Alghero, Villa di Sant'Imbenia

Come arrivare
Si prende da Alghero la strada per Porto Torres deviando a s. per Fertilia. Al bivio di Fertilia si gira a s. proseguendo in direzione Porto Conte fino a incontrare sulla d. il bivio che porta a Santa Maria La Palma. L'area archeologica si trova a circa m 400 dal bivio, sulla s. della strada.

Il contesto ambientale
L'area archeologica è situata presso la rada di Porto Conte (il "Nymphaeus Portus" di Tolomeo o "baia delle ninfe"), in un tratto di particolare valore paesaggistico. È lambita dal mare sul lato E, una situazione di grave rischio per le strutture e per i mosaici, alcuni dei quali sono stati asportati e collocati nel Museo Archeologico Nazionale di Sassari.

Descrizione
Gli studiosi ritengono si tratti di una villa marittima costruita per l'"otium" di un facoltoso personaggio. Essa doveva svolgere anche una funzione produttiva, di raccolta dei prodotti del fertile entroterra, che era probabilmente organizzato in latifondo, in funzione dell’imbarco verso i mercati d'oltremare.
Costruita forse nel I sec. d.C. su un precedente insediamento, fu fiorente fino al II secolo d.C. Pur decaduta, continuò ad essere utilizzata con modifiche e aggiunte strutturali fino al VIII secolo d.C.
Il complesso, di cui sono stati messi in luce 49 ambienti, si sviluppa lungo la linea di costa (N/NE-S/SO) per oltre 133 m.
È costituito da tre blocchi realizzati con varie tecniche edilizie. Risalgono alle fasi più antiche l'opera cementizia utilizzata per le volte e i nuclei murari di sostegno, l'opera quadrata e l'opera in tufelli di arenaria disposti orizzontalmente su piani regolari, in assoluto quella più utilizzata. Sono inoltre presenti l'opera laterizia, l'opera vittata, l'opera in filari alternati di tufelli e mattoni, l'opera muraria costituita da un nucleo in "opus caementicium" contenuto entro pilastri eretti con pietra arenaria, e l'opera mista. Per l'età altomedievale è documentato l'uso dell'"opus africanum" e per l'età medievale le opere murarie in pietre di calcare a secco o legate con malta.
Il corpo N, dove è stato individuato anche un ambiente originariamente a due piani, costituisce probabilmente l'impianto termale annesso alla villa. I vani presentano delle particolarità planimetriche (alcuni sono absidati, uno curvilineo) e ricche decorazioni: pavimenti in mosaico bicolore e policromo con ornati geometrici e figurati, pareti con affreschi lineari policromi e splendidi stucchi con motivi geometrici, floreali, animali e tratti dal repertorio sacro e mitologico.
Particolarmente interessante lo stucco di una figura femminile che indossa un mantello e un chitone e che calza dei sandali, nell'atto di allontanarsi da una tavola sulla quale poggiano una coppa ed una base di candelabro. In passato fu rinvenuto uno stucco di Nereide su animale marino. Gli stucchi vengono datati al I sec. d.C.
Abbellivano la struttura anche i marmi, tra i quali sono notevoli un capitello ionico di lesena e i rivestimenti parietali lisci e lavorati a traforo.
Gli ambienti a S delle terme costituiscono la residenza del "dominus" e sono anch'essi riccamente decorati con affreschi, stucchi, mosaici e rivestimenti marmorei.
Ancora più a S, un terzo blocco di vani rettangolari disposti a schiera costituisce la "pars rustica"o "fructuaria" destinata alle attività produttive e di servizio (magazzini, alloggio, servitù, cucine, ecc.).
Il complesso era dotato a S e S/E di sistemi di adduzione e canalizzazione delle acque.
Presso la villa sono stati individuati e parzialmente indagati i resti di un insediamento e di un'area funeraria di età tardoantica e altomedievale.

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Storia degli scavi
L'insediamento, noto da tempo, fu scavato nel 1959-60, nel 1979-80 e tra il 1994 e il 1998.

Bibliografia
G. Maetzke, "Porto Conte (Alghero), Scavi e scoperte nelle province di Sassari e Nuoro", in Studi Sardi, 1959-61, pp. 657-658;
S. Angiolillo, L'arte della Sardegna romana, Milano, Jaca Book, 1987, p. 93;
F. Manconi, Villa romana di Sant'Imbenia, Sassari, BetaGamma, 1999.

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