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Castelsardo, Domus dell'Elefante

Come arrivare
Da Castelsardo si percorre la SS 134 dell'Anglona in direzione di Perfugas, sino a raggiungere il km 19,300; la Roccia dell'Elefante si trova proprio sul ciglio della strada, a sinistra per chi proviene da Castelsardo. Per chi proviene dalla nuova strada direttissima Sassari-Santa Teresa Gallura (circonvallazione di Castelsardo), è necessario svoltare allo svincolo per Sedini-Castelsardo: il monumento è ben visibile alla fine del raccordo.

Il contesto ambientale
Le tombe sono scavate in un masso isolato di trachite, alle falde di un ripido pendio che digrada verso la valle solcata da un torrente tributario del Coghinas; nell'altro versante della valle si erge il nuraghe Paddaggiu, con alle spalle l'altura di Monti Ossoni dominata dall’omonima muraglia megalitica.

Descrizione
Il complesso di domus de janas della Roccia dell'Elefante (inquadrabile cronologicamente nel neolitico finale, 3200-2800 a.C.) è costituito da due tombe ipogeiche (I e II) scavate, su diversi livelli, all'interno di un masso erratico di trachite che gli agenti atmosferici hanno modellato rendendolo simile ad un elefante.
Dell'ipogeo superiore (tomba II), danneggiato dal cedimento della parte frontale della roccia, si conservano oggi tracce di tre vani, disposti sull'asse nord-ovest/sud-est e di modeste dimensioni. Non è improbabile che il gruppo di tre celle fosse preceduto da un padiglione coperto.
È possibile che la distruzione della sepoltura sia avvenuta già in antico ed abbia motivato la realizzazione di una nuova tomba sfruttando la superficie rocciosa sottostante.
La tomba I si caratterizza per la presenza di protomi taurine scolpite sulle pareti di uno dei vani interni.
L'ipogeo comprende oggi quattro piccoli vani; questi erano in origine preceduti da un breve corridoio a cielo aperto ("dromos") provvisto di gradino nel tratto finale.
Il portello di ingresso, a luce quadrangolare e con rincasso "a cornice", introduce in un vano subquadrangolare (m 1,37 x 1,40; alt. m 0,83) che conserva, scolpite in rilievo sulle pareti laterali, due protomi bovine con corna a mezzaluna e lunga testa trapezoidale.
Entrambe le protomi sono impostate su un basso zoccolo risparmiato nella roccia, mentre una banda è scolpita al di sopra delle corna, sotto la linea del soffitto.
La concentrazione di elementi simbolici e architettonico-decorativi nella cella a qualificano l'ambiente in senso sacro.
Sulla parete N della stanza si apre il portello quadrangolare d'ingresso al secondo vano (cella b); ai lati del portello sono realizzate due lesene che conservano la riproduzione della base e del capitello.
Sul vano b, di pianta subcircolare (m 1,30 x 1,48; alt. m 0,90) e oggi in comunicazione con l'esterno, si aprono gli ingressi ad altre due celle c e d, rispettivamente semicircolare e quadrangolare; il portello che comunica con il vano d, analogamente a quello precedente, era marginato da due lesene scolpite impostate su altrettante basi e sormontate da capitelli.

Galleria fotografica
  • Portello d'ingresso
  • Esterno
  • Protome taurina


Storia degli scavi
La tomba è stata vuotata da tempo immemorabile.

Bibliografia
D. Lovisato, "Nota 2. ad una pagina di preistoria sarda", in Rendiconti della Reale Accademia dei Lincei, 3, 4°, 1887, p. 95;
Ministero della Pubblica Istruzione. Elenco degli edifici monumentali, XIX, Roma, Tip. operaia romana cooperativa, 1922, pag. 86;
A. Taramelli, "La ricerca archeologica in Sardegna", in Il convegno archeologico in Sardegna, Reggio Emilia, Officine grafiche reggiane, 1927, p. 35, fig. 10;
G. Lilliu, "Preistoria sarda e civiltà nuragica", in Il Ponte, VIII, 9-10, 1951, p. 988;
G. Lilliu, "La triste penombra delle ‘domus de janas'", in Tuttitalia, Firenze, Sansoni, 1961, p. 53;
G. Tanda, Arte preistorica in Sardegna: le figurazioni taurine scolpite dell'algherese nel quadro delle rappresentazioni figurate degli ipogei sardi a Domus de Janas, collana "Quaderni", 5, Sassari, Dessi, 1977, p. 43, fig. 12;
P. Basoli, "Castelsardo (Sassari) loc. Multedu domus dell'Elefante", in I Sardi. La Sardegna dal paleolitico all'età dei nuraghi, a cura di E. Anati, Milano, Jaca Book, 1984, pp. 271-273;
P. Melis, La domus dell'Elefante, collana "Sardegna archeologica. Guide e Itinerari", 15, Sassari, Carlo Delfino, 1984;
G. Tanda, L'Arte delle domus de janas nelle immagini di Jngeborg Mangold, Sassari, Chiarella, 1985, pp. 127-130.
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