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Cabras, Città fenicio-punica di Tharros

Il contesto ambientale
Tharros sorge all’estremità meridionale della penisola del Sinis. Si dispiega nel Golfo di Oristano su una sorta di anfiteatro naturale delimitato a nord dalla collina di Su Muru Mannu, a ovest da quella della torre di S. Giovanni e a sud dall’istmo che collega quest'ultima al promontorio di Capo S. Marco.

Descrizione
L'Anonimo Ravennate, Giorgio Ciprio, Pseudo Probo e Sallustio sono alcuni degli autori antichi che menzionano Tharros; alle fonti letterarie si aggiunge un ricco "corpus" epigrafico in greco, punico e latino.
Città romana, forse consegnatasi ai conquistatori poco dopo la fine della prima guerra punica (238-237 a.C.), ma dallo status giuridico non precisamente definibile, Tharros sembra attraversare vicende urbanistiche incerte, forse condizionate da una sorta di recessione economica, legata alle conseguenze che il passaggio a Roma ebbe sulle variazioni delle rotte commerciali, non più determinate dagli interessi e dalle relazioni con Cartagine.
Nel periodo repubblicano essa dovette assumere l'aspetto di una città punica in cui lentamente si affermava il processo di romanizzazione, con resistenze culturali e tratti conservativi, in specie nel costume funerario, mentre relativamente agli interventi urbanistici ed architettonici non si riesce a misurare pienamente la portata del fenomeno, poco documentato se si escludono la ricostruzione delle mura settentrionali e del tempietto distilo nel versante ovest del colle di San Giovanni.
Una vera e propria politica monumentale sembra potersi segnare soltanto con la ricostruzione dei templi fenici e con la creazione del "castellum aquae", oltre che con la strutturazione della rete stradale in basalto.
La città subì un forte condizionamento urbanistico in età imperiale, ad opera dei Flavi, degli Antonini e dei Severi. Il tratto sopravvissuto più significativo della viabilità è certamente il "cardo maximus" con andamento nord-sud e con le strade minori che si innestano lateralmente conformandosi all'assetto geomorfologico dell'area.
Sul versante orientale della penisola doveva trovarsi il porto, ora sommerso ed identificato grazie a prospezioni subacquee; d'estremo interesse è poi l'organizzazione dell'area monumentale e del quartiere residenziale, con peculiarità relative in particolare alle unità abitative, mentre l'impianto generale dell'abitato, adeguandosi alla conformazione del terreno, non pone alcuna soluzione di continuità rispetto alla città punica.
Fra il III e il IV sec. d.C. la città fu investita da una nuova fase urbanistica con la ristrutturazione e il potenziamento di opere difensive legate soprattutto alla minaccia vandalica.
Sostanzialmente si può affermare che la tessitura urbanistica di Tharros in età romana ricalca l' impostazione punica del VI-V sec. a. C., con l'inserimento di edifici monumentali e soprattutto con la rifunzionalizzazione dell'area portuale
La visita ai resti romani di Tharros può iniziare dalla canalizzazione in "opus mixtum", parte del sistema di alimentazione idrica cittadina, alle spalle della chiesa di S. Giovanni. Si prende poi la strada romana, con tipico basolato di basalto, affiancata da resti di edifici.
Percorsa la strada si svolta a sinistra per il "cardo maximus". A nord, sulla collina di Muru Mannu, è presente un tempio, forse dedicato a Demetra. Fondato in età punica, fu trasformato in età romana in una struttura a pianta tripartita con vani secondari.
Si giunge poi all"anfiteatro", una struttura circolare tardo-romana circondata da una cavea (m 32 x 30), e al tofet con i resti affioranti del villaggio nuragico. Si raggiungono poi le fortificazioni settentrionali che mostrano una fase punica ed una fase romana repubblicana.
Si percorre a ritroso il "cardo maximus" giungendo al "castellum aquae", principale serbatoio idrico cittadino. Questo è rettangolare (m 13,8 x 11,5) ed è costruito in "opus mixtum"; l'interno, ripartito in tre navate da 8 pilastri di cui 4 centrali, ha il pavimento foderato di coccio-pesto.
Avanzando per la strada verso il mare, si nota a destra un quartiere abitativo; a sinistra si vede un edificio in opera mista che per la ricchezza degli intonaci, la presenza di un pozzo, l'impostazione planimetrica, è riconoscibile come complesso termale: è costituito da un ambiente rettangolare su cui si aprono due vani che immettono in ambienti absidati.
Dietro le terme, proseguendo e svoltando a sinistra dopo il "tempio delle gole egizie", si vede un altro edificio termale del II sec. d.C.; restano lo spogliatoio, il "tepidarium", il "calidarium", e due vani su cui era impostata una cisterna. A nord si incontra l'"ecclesia sancti Marci", centro di un'area con varie testimonianze paleocristiane.
Ripercorrendo a ritroso la strada lastricata verso sud, si ammirano i resti del "tempio monumentale", dotato di un poderoso muro di recinzione in opera isodoma nei lati NO e NE, e scavato nell'arenaria sugli altri lati (m 34 x 16). La prima fase del santuario data al IV/III sec. a.C. Una rampa gradinata conduceva all'altare rettangolare; l'alzato era decorato con semicolonne doriche. Accanto all'edificio, sul lato sud, si apriva una cisterna rituale.
Ancora più a sud, si giunge al "tempio a pianta semitica", con uno dei quattro lati tagliato nel banco roccioso; presenta un mosaico policromo pavimentale del II sec. d.C.
Si giunge poi alla " zona delle due colonne", una delle quali sovrastata da un capitello corinzio-italico. L'area è densa di resti di difficile identificazione, tranne un tempietto distilo, tardo-repubblicano, con due pilastri nella fronte e rampa d'accesso di cinque gradini.
A sud, il tormentato tratto di costa è quanto resta dell'area portuale. Nella stessa direzione, le "terme del convento vecchio" rappresentano il più ricco complesso termale della città, databile alla fine del II sec.d.C. E' costruito in "opus mixtum" e laterizio e si dispone su tre livelli: dall'"apodyterium"con bancone in muratura e alloggiamenti triangolari, si passa al "frigidarium" con due vasche originariamente mosaicate; quindi ai tre "calidaria" che evidenziano le "suspensurae" in bessali su cui poggiava il pavimento.
Verso nord si raggiunge il foro, piazza triangolare lastricata in basalto, con adiacenti zone abitative. Le case avevano un vano d'accesso su cui si affacciavano le stanze. Talvolta vi era un piano superiore. Le botteghe occupavano un unico ambiente.
A sud-ovest si notano delle strutture in forma di basamento quadrilatero (h res. m 3,50). Una necropoli di età romana imperiale si localizza a nord del tofet oltre le fortificazioni romane.

Area archeologica di Tharros

Storia degli scavi
Le indagini del sito presero avvio nel 1838 ad opera del marchese Scotti e del gesuita Perotti. Nel 1842 uno scavo voluto dal re di Sardegna Carlo Alberto arricchì di monete d'oro, gioielli e scarabei le collezioni reali di Torino. Grazie al re si ottenne il divieto di scavi clandestini finalizzati all'illecito arricchimento. Nel 1851 Lord Vernon, un inglese che compiva il "Gran Tour" d'Italia, scavò 14 tombe a camera ipogea e, tra l'altro, trovò molti gioielli, che portò con sé in Inghilterra. Le scoperte destarono l'interesse degli abitanti della vicina Cabras che violarono circa 500 tombe. Nel 1860 l'allora direttore del museo di Cagliari, Gaetano Cara, scoprì alcune tombe puniche contenenti ricchi corredi, che sottrasse e offrì ai principali musei di Europa vendendoli infine al British Museum di Londra. Dal 1956 al 1964 Gennaro Pesce portò alla luce parte dell'abitato a est della torre di S. Giovanni e, verso nord, l'area del tofet. Ferruccio Barreca, nel 1958, individuò il tempietto sull'estremità del Capo S. Marco e, dal 1969 al 1973, continuò gli scavi dell'abitato, delle fortificazioni e del tofet. Quest'ultima area fu indagata in collaborazione con Enrico Acquaro.

Bibliografia
G. Pesce, "Tharros", in Enciclopedia dell’arte antica, classica e orientale, VI, Roma 1966, pp. 800-806; E. Acquaro - C. Finzi, Tharros, collana "Sardegna archeologica. Guide e itinerari", 5, Carlo Delfino, Sassari, 1986; R.D. Barnett - C. Mendleson, Tharros. A Catalogue of Material in the British Museum from Phoenician and Other Tombs at Tharros, Sardinia, British Museum, London 1987; M. Falchi, Analisi della configurazione urbana di Tharros, in Tharros, a cura di P. Desogus, Nuoro, 1991, pp. 23-37; R. Zucca, Tharros, Oristano, G. Corrias, 1993; E. Acquaro, C. Finzi, Tharros, collana "Sardegna archeologica. Guide e itinerai", 5, Sassari, Carlo Delfino, 1999.
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