Goni, sepolture megalitiche di Pranu Mutteddu

Goni, Menhir e sepolture megalitiche di Pranu Mutteddu

Come arrivare
Dalla SS 131 si svincola per Senorbì, all'altezza di Monastir, direzione Oristano-Sassari. Si svolta a destra e si percorre la SS 128. Si attraversa Senorbì e si imbocca la SP 23. L'area archeologica di Pranu Muteddu si può vedere sulla s., qualche chilometro prima dell'abitato di Goni.

Il contesto ambientale
L'area archeologica è situata nel Pranu Mutteddu, un'estesa piattaforma arenacea e scistosa del Gerrei, regione della Sardegna sud-orientale. Gli scavi si estendono all'interno di una lussureggiante sughereta.

Descrizione
Pranu Mutteddu è una delle più suggestive e importanti aree funerarie della Sardegna preistorica. A N del pianoro, in località Su Crancu, si localizza l'agglomerato capannicolo di riferimento della necropoli.
A S di esso si trovano i sepolcreti di Pranu Mutteddu e di Nuraxeddu, eccezionalmente attorniati da folti gruppi di menhir (in coppie, in allineamento o presenti all'interno delle stesse tombe) e da costruzioni rotonde di probabile carattere sacrale.
Più a S, sul roccione di Genna Accas, è situata l'omonima necropoli ipogeica a domus de janas con tre circoli tombali.
Altre strutture affiorano nella zona circostante, particolarmente interessanti i resti dell'"allée converte" di Baccoi.
I sepolcri, costruiti con l'arenaria locale, sono in genere costituiti da due-tre anelli concentrici di pietre, talvolta presentano un paramento gradonato per il sostegno del tumulo. Al centro è presente la camera funeraria, costruita in tecnica sub-ciclopica, alla quale si accede tramite un corridoio formato da lastroni ortostatici (talvolta menhir) coperti a piattabanda.
Le celle interne si diversificano per forma, circolari o allungate, in base al numero di sepolture che dovevano ospitare: non mancano le ciste monosome dove il defunto veniva introdotto attraverso un portello quadrangolare e deposto rannicchiato.
Le coperture delle celle erano tabulari o a pseudovolta a mensole aggettanti.
La tomba II, particolarmente grandiosa, presenta l'ingresso, l'anticella e la cella funeraria scavati in due distinti blocchi rocciosi trasportati in loco e adagiati su una massicciata accuratamente predisposta; nella fine lavorazione della pietra, ottenuta con la martellina, e nel disegno architettonico e planimetrico richiamano fedelmente le sepolture a domus de janas.
Lo scavo della tomba II ha restituito vasetti miniaturistici, un pomo sferoide, punte di freccia in ossidiana, uno stiletto e un pugnaletto in selce, un piattello fittile, un'accettina in pietra bianca ed elementi di collana in argento.
Gli oggetti evidenziano un contesto Ozieri (Neolitico finale, 3200-2800 a.C.) con attardamenti nel primo Calcolitico (2800-2600 a.C.).
Per quanto riguarda i menhir, Pranu Mutteddu restituisce, con i suoi 50 esemplari, il maggiore raggruppamento della Sardegna. Distribuiti variamente, in coppia, in allineamenti, in piccoli gruppi, talora sulle stesse architetture tombali, sono realizzati con l'arenaria locale. Sono del tipo "protoantropomorfo", a forma ogivale o subogivale e superficie anteriore piana.

Area archeologica di Pranu Mutteddu

Galleria fotografica


Storia degli scavi
Il complesso è stato scavato a più riprese da Enrico Atzeni, a partire dal 1980.

Bibliografia
G. Lilliu, La civiltà dei Sardi dal paleolitico all'età dei nuraghi, Torino, Nuova ERI, 1988;
E. Atzeni-D. Cocco, "Nota sulla necropoli megalitica di Pranu Mutteddu-Goni", in La Cultura di Ozieri. Problematiche e nuove acquisizioni, Ozieri, Il Torchietto, 1989, pp. 201-216.

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