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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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Santa Teresa Gallura, complesso di Lu Brandali

Come arrivare
Da Olbia, zona porto Isola Bianca, per Arzachena si percorre la SS 125 sino al bivio per Palau; all'incrocio si svolta a s. sulla SS 133, che si innesta direttamente sulla SS 133 bis da percorrere sino a Santa Teresa Gallura. Senza entrare nel paese, si imbocca a s. la strada per la baia di Santa Reparata, dove si trova il complesso nuragico.

Il contesto ambientale
L'area archeologica si sviluppa lungo le pendici di un promontorio granitico e sulla piana circostante, in prossimità della baia di Santa Reparata, nella costa N della Gallura.

Descrizione
Il complesso comprende un nuraghe con antemurale, un villaggio, una tomba di giganti, tafoni e ripari sotto roccia.
Il nuraghe, posizionato nel punto di massima elevazione, sfrutta i piani rocciosi per svilupparsi su livelli sfalsati. Invaso dal crollo, presenta elementi misti dell'architettura "a corridoio" e "a tholos". Il mastio, centrale è circondato da un antemurale di cui sono leggibili una cortina e due torri (quella S trasformata in età postmedievale in fornace per la calce). Un ingresso monumentale si apre nel versante NO della cortina.
Il crollo non consente di leggere lo sviluppo degli ambienti presenti dentro la cinta muraria.
Il villaggio, che nel 1967 presentava 36 capanne, oggi solo in parte visibili, si estende lungo il pendio e nella piana ad E e a S del nuraghe.
L'area scavata, ad E, ha posto in luce piccoli isolati di edifici tangenti o separati da stretti passaggi o vicoli ciechi.
Le capanne, generalmente curvilinee, si adattano alla morfologia rocciosa, spesso inglobando gli affioramenti, e presentano doppi paramenti murari; i blocchi, appena sbozzati o grezzi, sono disposti a filari regolari e legati con malta di fango (capanna 1: h pareti m 2,20-2,30).
Le coperture, coniche, erano rette da raggiere di travi e travetti cui si legavano altri elementi lignei trasversali. Questi sostenevano un incannicciato di fasci di cannette palustri convergenti verso il centro e ricoperti da uno strato di malta d'argilla che ne assicurava la coibentazione. Venivano poi sovrapposti altri fasci vegetali bloccati da piccole lastre calcaree.
I pavimenti erano in terra battuta o sfruttavano la roccia naturale.
Il villaggio mostra fasi di ristrutturazione e di ridistribuzione degli spazi, con aggiunta di vani per usi domestici specifici (capanna 2, produzione di ceramiche).
I reperti rinvenuti danno uno spaccato dell'economia del villaggio tra il XIV e il IX sec. a.C.: contenitori per derrate che attestano attività agricole, elementi di falcetti in ossidiana per la mietitura, recipienti per la bollitura e lavorazione del latte, bollilatte e scodelle multiforate per la produzione del formaggio. Numerosi anche i recipienti per la preparazione dei cibi e i supporti di spiedi. Gli avanzi di cibo indicano il consumo di bovini, ovicaprini, uccelli, patelle, pesci.
La tomba di giganti, di cui avanzano solo le fondazioni, si trova a SE del villaggio, sul limite del declivio. Un tempo maestosa, consta di un corpo tombale allungato con terminazione absidata e di un'esedra semicircolare. La muratura era probabilmente a filari.
Il corridoio tombale, trapezoidale (lungh. m 6,10; largh. m 1,10-0,85 ) volge l'ingresso a SE ed è delimitato da due stipiti sui quali in origine poggiava l'architrave.
Lo spazio antistante l'ingresso dell'esedra è pavimentato con lastre piatte, le parti restanti con un acciottolato.
Lo scavo del corridoio ha restituito circa 50 inumati in deposizione primaria, maschi e femmine. Sul fondo i resti scheletrici erano accumulati disordinatamente, evidentemente per la spinta prodotta dalla necessità di creare spazio per nuove inumazioni.
Nello spazio dell'esedra si svolgevano probabilmente i pasti funebri collettivi col successivo rito della frantumazione degli oggetti usati.
I materiali rinvenuti attestano l'uso della tomba tra il XIV e il X sec. a.C.
A circa 60 km a SE è situata una struttura circolare forse legata al rituale che precedeva l'inumazione nella tomba di giganti.
I tafoni e gli anfratti che si aprono nei massi granitici dei versanti O e SO del promontorio furono utilizzati in epoca nuragica come ripari e abitazioni e come luoghi di sepoltura.

Storia degli scavi
Fu indagata per la prima volta da Michele Careddu, nel 1967, nell'ambito di una ricerca di tesi. La tomba di giganti fu scavata negli anni ottanta; gli scavi del villaggio sono in corso, a cura di Angela Antona.

Bibliografia
A. Antona, "Una finestra sulle Bocche. Il complesso di Lu Brandali (Santa Teresa Gallura)", in Almanacco Gallurese, 2002-03, p. 87 ss.;
A. Antona, Il complesso nuragico di Lu Brandali e i monumenti archeologici di Santa Teresa Gallura, collana "Sardegna archeologica. Guide e Itinerari", Sassari, Carlo Delfino, 2005.


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