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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
alghero, necropoli di anghelu ruju

Alghero, Necropoli di Anghelu Ruju

Come arrivare
Da Alghero si prende la "strada dei due mari". Dopo 10 km sono i visibili i cartelli che segnalano la necropoli.

Il contesto ambientale
La necropoli di Anghelu Ruju, la più estesa e importante di età preistorica nella Sardegna settentrionale, è situata nell'entroterra di Alghero, a 9 km dal mare, in una fertile piana solcata dal Rio Filibertu.

Descrizione
La necropoli è costituita da 38 domus de janas scavate nell'arenaria e disposte in due nuclei di 7 e 31 unità; i picchi di pietra utilizzati per scavarle furono ritrovati numerosi all'interno delle tombe al tempo dello scavo.
Le grotticelle, variamente orientate, sembrano disporsi in modo non preordinato. Hanno planimetrie articolate, per lo più complesse (fino a 11 vani), mentre solo una tomba, la 26, è monocellulare. Presentano prevalentemente soffitti tabulari.
Sono del tipo a proiezione verticale e orizzontale, ossia accessibili attraverso un pozzetto verticale o un lungo corridoio (o "dromos") discendente, talvolta di dimensioni monumentali, quasi sempre provvisto di gradini che immettono nel vestibolo.
Le tombe a pozzetto, probabilmente più antiche, presentano spesso planimetrie irregolari e celle a pianta tondeggiante, oblunga o rettocurvilinea.
Le sepolture a "dromos" prediligono la pianta simmetrica e regolare ed hanno almeno la seconda cella con profilo di base rettilineo. La cella principale, preceduta da un piccolo padiglione e da un'anticella, è spesso disposta in senso trasversale rispetto all'asse della tomba. Essa costituiva il luogo delle cerimonie funebri, mentre le cellette che si disponevano generalmente a raggiera intorno ad essa erano destinate alle sepolture. Le domus venivano sigillate all'esterno con lastre litiche, talvolta rinvenute in posto.
Gli ambienti mostrano gli elementi tipici della religiosità neolitica, come le coppelle scavate nel suolo delle celle, destinate a contenere offerte e pasti funebri, e le decorazioni architettoniche scolpite o incise che ricreano gli ambienti della casa dei vivi: cornici nei portelli d'ingresso delle celle, a volte sovrastati da finti architravi, zoccoli, lesene, pilastri o colonne che simulano le strutture murarie di base e gli elementi portanti lignei della copertura della capanna. È inoltre diffuso l'uso dell'ocra rossa, il colore del sangue e della rigenerazione, mentre false porte di ascendenza orientale simboleggiano la porta dell'oltretomba.
Protomi e corna taurine scolpite nelle pareti e nei pilastri proteggevano il sonno dei defunti. Di grande interesse la tomba 28, che presenta scolpiti ai lati del portello della cella maggiore i simboli associati della coppia divina "toro-dea madre": due protomi taurine a doppie corna e testa schematizzata a rettangolo che reca cerchi concentrici incisi. La tomba A presenta anch'essa ricchi fregi di protomi taurine.
Quanto ai tipi di seppellimento, prevale nella necropoli il rito dell'inumazione. Le tombe ospitavano da 2 a 30 individui, molti dei quali rinvenuti distesi in posizione supina. Gli scheletri si riferiscono alle ultime fasi della necropoli e sono di tipo "mediterraneo" prevalentemente dolicocefalo.
Sono attestati anche alcuni casi di semicremazione, fatto assai raro nella preistoria sarda, ed una sepoltura in fossa.
La situazione di sconvolgimento delle tombe evidenziata dagli archeologici al momento dello scavo, dovuta tanto ad interventi clandestini quanto alle alterazioni provocate dalle stesse comunità preistoriche che usavano spostare le precedenti sepolture ad ogni nuova tumulazione, non ha consentito di avere un quadro cronologico sufficientemente definito della necropoli. Tuttavia, le tipologie delle tombe e i corredi recuperati, costituiti da vasi, statuette di dea madre, armi, vaghi di collana ed altro, datano l'impianto della necropoli al Neolitico finale (cultura di Ozieri, 3200-2800 a.C.) e attestano il suo utilizzo fino nell'età del Rame e del Bronzo (culture di Filigosa, Abealzu, Monte Claro, del Vaso Campaniforme, Bonnanaro: 2800-1600 a.C.).

Area della necropoli di Anghelu Ruju

Vedi la pianta e le sezioni del monumento

Storia degli scavi
Scoperta nel 1903, fu scavata a più riprese ad opera di Antonio Taramelli (1904, 1908), Doro Levi (1936) ed Ercole Contu (1967).

Bibliografia
A. Taramelli, "Scavi nella necropoli a grotte artificiali di Anghelu Ruju", in Notizie degli Scavi di Antichità, 1904, pp. 301-351;
A. Taramelli, "Alghero: nuovi scavi nella necropoli preistorica di Anghelu Ruju", in Monumenti Antichi dei Lincei, XIX, 1909, coll. 397-540;
D. Levi, "La necropoli di Angelu Ruju e la civiltà eneolitica della Sardegna", in Studi Sardi, X-XI, 1952, pp. 5-51;
J. Audibert, "Préhistoire de la Sardaigne-Résultats de mission archéologique", in Bulletin di Museé d'Anthropologie préhistorique de Monaco, 5, 1958, pp. 189-246;
E. Contu, "Notiziario Sardegna", in Rivista di Scienze Preistoriche, 1968, pp.421-430;
G.M. Demartis, La necropoli di Anghelu Ruju, collana "Sardegna Archeologica. Guide e Itinerari", Sassari, Carlo Delfino, 1986.
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