Melchiorre Murenu

Una diffusione particolarmente significativa ebbe l'opera di Melchiorre Murenu, l'aedo di Macomer (1803-1854), che scaturiva direttamente dal ricco mondo della poesia "a bolu", cioè quella popolare orale e improvvisata.
Divenne cieco e orfano in tenera età e condusse una vita di stenti. Analfabeta ma dotato di una memoria eccezionale, riuscì ad apprendere nozioni e cultura semplicemente frequentando la chiesa. Divenne poeta improvvisatore nelle sagre paesane, adottando i moduli popolari del poeti-cantori ed esprimendo con accenti drammatici il suo forte amore per la terra natale. La forza di Murenu stava nel riuscire, sulla base di una rigorosa codificazione metrica tradizionale, a cantare tematiche vicine al sentire delle popolazioni. Non aveva paura di affrontare argomenti di natura sociale e politica, che a quel tempo non erano alla portata di tutti. Polemico e moralista, si scagliò contro la libertà dei costumi ("A una giovana libertina", "Sa muzere brincagiola"), la povertà ("Sa povertade"), i mali sociali ("S'Istadu de Sardigna", "Sas isporchizias de Bosa"), guadagnandosi il soprannome di "Omero dei poveri". Famosissima la sua quartina di denuncia sulle razzie di terre in occasione della legge sulle chiudende. Murenu è ancora oggi uno dei poeti "in limb"a più popolari di tutta l'isola. Morì nel 1854, pare in seguito alla caduta da un dirupo, nelle campagne di Bosa. La leggenda vuole che si trattasse di vendetta a seguito della composizione di poesie non proprio riguardose nei confronti della cittadina sulle rive del Temo.

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