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Lessico

Nonostante le varie genti avvicendatesi nell'isola, con le loro lingue (quasi sempre romanze), abbiano rinnovato in buona misura l'originaria compagine latina del lessico sardo, resiste un nucleo centrale di vocaboli in cui spesso si concentrano i segni di maggiore salienza cognitiva e culturale della civiltà isolana.
Il sardo è una lingua neolatina, cioè deriva dall'evoluzione del latino parlato dagli antichi Romani nell'isola. Ovviamente tale matrice ha lasciato tracce pesanti nel lessico, ovvero nelle parole usate in questa lingua per comunicare. Come la morfologia della lingua, anche l'analisi del lessico fondamentale permette di cogliere con facilità il carattere romanzo del sardo. Infatti, anche ipotizzando per un momento che niente ci fosse noto del latino (la ''lingua madre'' unitaria, che per altre ''famiglie linguistiche'', come quella germanica, non è conosciuta attraverso testimonianze scritte), le corrispondenze nel lessico fondamentale – oltreché, più importanti, nella morfologia – fra il sardo e le altre lingue neolatine risulterebbero tanto numerose e pervasive da non potersi spiegare con la casualità o con fenomeni di imprestito, ma solamente pensando alla continuazione di forme identiche ereditate da una comune madrelingua e continuate secondo sviluppi fonetici particolari. Pertanto, le somiglianze che oggi si possono notare tra le diverse lingue neolatine discendono proprio da questa comune matrice. Vediamone alcuni esempi: latino patre(m) > sardo pátre (nel sardo antico, mentre oggi si usa bábbu; cfr. ital. padre, sp. Padre); lat. matre(m) > sd. mátre (nel sardo antico, mentre oggi si usa máma; cfr. ital. madre, sp. Madre); lat. homo, homine(m) > sd. ómine (cfr. ital. uomo, sp. hombre).
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