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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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Gustave Jourdan

"Poco fatta per ispirare un turista, la Sardegna ci dà molto però di riflettere. Si può capire un'oasi nel deserto, ma come capire la barbarie in seno alla civiltà, come spiegare il fenomeno della Sardegna? La costa orientale dell'isola è separata dall'Italia solo da un canale largo alcune leghe; perché la flotta mediterranea, che saluta a Genova, Livorno, Napoli, rive tanto opulente, incontra solo rive inospitali a Terranova e Orosei?".
Si capisce perché, date le premesse, Filippo Vivanet si sia sentito in dovere di scrivere un intero libro per smentire queste e tante altre opinioni ingiuriose che Gustave Jourdan esprime sulla Sardegna in un libro pubblicato a Parigi nel 1861, dal titolo "L'île de Sardaigne", al quale "tiene bordone" per dirla con l'illustre studioso sardo, Leone di Wailly, che nel periodico francese "L'Illustration" rincara pure la dose: "Che ne faremo, buon Dio, di quest'isola barbara, dove regnano, a quel che si dice, la superstizione, l'ignoranza, il disprezzo della vita umana e il desiderio di possedere le cose degli altri? La Sardegna non ha che una strada che si possa chiamare tale. Non compiangete i sardi: sono loro che non ne vogliono altre".
Jourdan vive nell'isola per circa un anno, vi giunge per coltivarvi l'asfodelo da cui in quegli anni si ricavava l'alcool, e fa in tempo a dir male di qualsiasi cosa: soggiorna a Tempio per un giorno e riesce a raccogliere e riferire notizie malevoli sul vescovo da poco deceduto; denigra il clero in generale, al quale rimprovera costumi non proprio morigerati, accusa i sardi tutti di essere violenti, ostili e incapaci di dar vita a una qualsiasi attività industriale.
Avvalendosi di una retorica brillante, il Vivanet riscatta tutta una classe intellettuale e l'intero popolo sardo: "È esso il dispetto dell'uomo disprezzato verso la donna inutilmente richiesta? È dessa l'esclamazione di quella certa volpe che viveva ai tempi del favoleggiatore Esopo, e trovava troppo acerba l'uva alla quale non poteva arrivare? È esso il disegno premeditato di gittare a piene mani il discredito sopra l'isola per metterla al bando della legge comune; dirla abitata da brutti per riguardarla come una greggia, ed impedire che l'Europa neghi ad essa le sue simpatie, e si commuova a veder violati tutti i diritti d'un paese diffamato a quattro lati della terra per barbaro e per selvaggio?". La "vis" polemica che sta dietro le pagine è ispirata dalla politica: si vociferava di una cessione dell'isola alla Francia, ed è probabile che il francese abbia scritto l'acceso pamphlet per scoraggiare il suo governo a procedere in tale direzione.
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