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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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Antonio Bresciani

Antonio Bresciani è un padre gesuita appassionato di scrittura e ricerca. Attivo fin dalla giovane età, è autore di romanzi e saggi, oltre che essere uno dei primi redattori del giornale "Civiltà Cattolica".
Nato in provincia di Trento alla fine del Settecento e ordinato sacerdote nel 1821, si sposta in diverse città d'Italia come rettore di collegi e visita la Sardegna dal 1844 al 1846, quando ne percorre la Trexenta e l'Ogliastra, la Barbagia e la parte occidentale, animato dal desiderio di conoscere le tradizioni delle "antiche nazioni". Il suo è però uno sguardo particolare: si basa infatti su una serie di dottrine ormai già oggetto di diverse critiche, che vogliono molte usanze dell'isola derivate dai popoli d'Oriente. Egli mette in opera perciò un meccanismo comparativo che gli attirerà numerosi attacchi, pur incontrando un certo successo di pubblico.
L'opera, intitolata appunto "Dei costumi dell'Isola di Sardegna comparati con gli antichissimi popoli orientali", uscita a Napoli nel 1850, è divisa in due volumi: nel primo si ha la parte più descrittiva, impostata classicamente e poco scorrevole alla lettura, nel quale il gesuita si sofferma sulla storia, sulla descrizione geografica dell'isola, sui costumi e sulle tradizioni degli abitanti, sulla loro descrizione fisica e morale. Il secondo volume è più caratteristico e intenso. Scritto in forma dialogica, immagina una conversazione tra quattro confratelli nel castello di Montalto, uno scambio d'idee ricco di termini toscani che vivacizzano le considerazioni sulla terra appena visitata, mosse da un affetto sincero verso i sardi. Il Bresciani racconta di oliveti sterminati, di campi traboccanti di mandorli in fiore, di grandi spazi silvestri, di ciliegi, susini, fichi e "altri frutti di ogni stagione" del "cielo remoto e stranissimo dell'Isola", del sapore delle carni, del profumo dell'olio e del gusto del vino (rispetto alla cui alta gradazione il forestiero deve "stare in sull'avviso"). A tutto questo rigoglio annotato genuinamente non manca di aggiungere gli usi dei contadini, dei pastori, dei pescatori, descritti nei loro gesti più tipici e rituali e spesso affiancati, senza fondamento scientifico, a quelli dei "primi popoli d'Asia". Pur tra qualche considerazione amara sullo spreco di tante risorse e sul carattere dei sardi, prevale nelle pagine del gesuita uno spontaneo entusiasmo: "Chi chiama la Sardegna malvagia, o non la vide mai, o non vide oltre agli aridi sassi delle costiere della Nurra, di Figari o di Tavolara".

OPERE
Dei costumi dell'isola di Sardegna
Patrimonio culturale della Sardegna