Max Leopold Wagner, Porto Torres, ponte romano

Porto Torres, Monumenti di Turris Libisonis

Come arrivare
Partendo dalla SS 131 all'altezza di Sassari, si percorre la strada in direzione N direttamente per Porto Torres. L'area archeologica più importante della città, presso la quale è stato edificato l'Antiquarium Turritano, si trova nella zona N/O dietro la darsena vecchia, tra la stazione ferroviaria e il corso del rio Mannu, lungo la via Ponte Romano.

Il contesto ambientale
Turris Libisonis era situata sul luogo dell'attuale Porto Torres, presso la foce del rio Mannu, al centro del golfo dell'Asinara, nella Sardegna settentrionale.

Descrizione
Il centro dell'attuale Porto Torres insiste in buona parte sulla città romana. Le antiche testimonianze sono visibili a N/O, tra la stazione ferroviaria e il corso del rio Mannu. Sono costituite dal ponte sul rio Mannu, da tre impianti termali ("terme Maetzke", "terme centrali", "terme Pallottino") e dal cosiddetto "peristilio Pallottino". Gli edifici sono delimitati da vie urbane pavimentate con lastroni di vulcanite, su cui prospettano anche delle botteghe ("tabernae"). In località Serra di Li Pozzi-via Liguria è visibile un tratto dell'acquedotto.
Nell'area situata tra l'Antiquarium turritano e le "terme centrali" sono presenti resti di abitazioni e botteghe, una parte delle quali è inglobata e visibile all'interno del museo. Si tratta di caseggiati a più piani ("insulae") anteriori alla costruzione delle "terme centrali" e di una struttura, antistante le terme, che mostra un porticato costituito da coppie di pilastri e colonne in calcare e trachite, delimitato da una strada lastricata N/S. Sulla stessa strada si affacciano degli ambienti contigui adibiti a botteghe; alcuni conservano lacerti di mosaici e il pozzo per il rifornimento idrico.
Le "terme centrali", dette "Palazzo di Re Barbaro", si datano, nella fase oggi visibile, tra la fine del III e gli inizi del IV sec. d.C., ma ebbero probabilmente due fasi precedenti, l'una della fine del I sec. a.C. e l'altra del II sec.d.C. Le terme occupano un isolato delimitato da tre strade a N, O e S. Le murature sono in opera vittata (alternanza di laterizi e blocchetti di tufo, di calcare e laterizi misti a tegoloni) e le fondazioni in blocchi di calcare; nel settore centrale è ancora visibile un elaborato sistema di volte. L'ingresso era ubicato a N, preceduto da una scalinata (non conservata) che introduceva in un portico rettangolare. Da qui si accedeva alla sala per i bagni freddi ("frigidarium"), dotata di due vasche con pavimentazioni musive, come mosaicati erano i pavimenti e le vasche delle altre sale. Più avanti si trovava l'ambiente tiepido ("tepidarium") dal quale si passava ad un ambiente absidato che immetteva nei tre ambienti riscaldati ("calidaria") a chiusura del percorso termale. A S un criptoportico fungeva da infrastruttura per il deflusso delle acque. Sul lato E erano collocati gli ambienti per il riscaldamento dell'aria e dell'acqua ("praefurnia") ed i canali che convogliavano le acque reflue verso una fogna che correva lungo l'asse viario a E.
Il quartiere abitativo del Colle del Faro, al quale si sovrapposero le "terme "Maetzke", è formato da tre isolati delimitati da due strade ortogonali N/S-E/O. Abitazioni e impianto stradale sono di età augustea. Alla fine del I-inizi del II secolo d.C. venne costruito l'impianto termale terrazzando con blocchi in calcare il pendio del Colle del Faro. Residua un'aula absidata, forse un ambiente riscaldato (la tecnica costruttiva è simile a quella delle "terme centrali").
Il "peristilio Pallottino", collocato ad O, lungo la via che conduce al ponte romano, mostra quattro colonne di marmo pertinenti al lato E di un portico pavimentato con lastre marmoree. Esso delimitava un peristilio lastricato con blocchi di calcare irregolare. In una fase successiva il portico fu chiuso con un muro a secco e alle lastre marmoree della pavimentazione primitiva fu sovrapposto in parte un mosaico policromo. Si è voluto riconoscere nella vasta area lastricata contornata dal peristilio il foro della città. Esso troverebbe in questo modo un'ubicazione urbanistica baricentrica e prossima all'area portuale, come in altri casi documentati di città marittime anche sarde (Nora).
Lungo la via Ponte Romano, poco più ad O del "peristilio Pallottino", sono visibili i resti delle "terme Pallottino", della fine del III secolo d.C. Si osservano tre ambienti contigui riscaldati: il primo ha pianta rettangolare e vasca mosaicata; del secondo (scavato parzialmente) è visibile solo il lato corto absidato; l'ultimo presenta absidi sui due lati brevi. È probabile che il complesso si estendesse al di là della strada moderna.
Il ponte romano, ancora perfettamente conservato, collega le due rive del rio Mannu. È costituito da sette arcate di dimensioni diverse e crescenti in altezza da E verso O (per consentire il collegamento a diversa quota delle due rive), e da piloni in calcare con rinforzi in vulcanite. Nell'aspetto attuale viene datato al I sec. d.C.
Il tracciato dell'acquedotto è ricostruibile grazie ai resti rinvenuti in varie zone dai significativi toponimi (Fonte del Re, Fonte Manca, Fonte Gutierrez, Predda Niedda-Pischina, via Fontana Vecchia), lungo un percorso più o meno parallelo all'attuale SS 131, che adduceva l'acqua da Sassari, dove si trovavano le sorgenti (Eba Ciara-San Martino), alla colonia turritana.

Area archeologica di Turris Libisonis

Vedi la pianta e le sezioni dei monumenti

Storia degli scavi
Le prime indagini furono condotte nel 1614 dall'arcivescovo Gavino Manca di Cedrelles e interessarono l'interno della basilica di San Gavino. Nel 1819 il frate Antonio Cano scavò nella zona delle "terme centrali", ricorrendo all'utilizzo di polveri da sparo e distruggendo interi settori. La maggior parte dei successivi rinvenimenti archeologici si deve alle attività di sbancamento in occasione di lavori di pubblica utilità: la realizzazione della ferrovia (1872) e dell'acquedotto (1882), l'ampliamento della ferrovia (1924-28). La Soprintendenza archeologica ha introdotto negli ultimi cinquant'anni, con buoni risultati, le moderne metodologie di scavo ed ha operato, spesso in situazioni di emergenza, compatibilmente con le esigenze di sviluppo della città moderna. Massimo Pallottino e Guglielmo Maetzke portarono alla luce, tra gli anni 40' e 60', impianti termali, edifici pubblici, quartieri abitativi e produttivi. Dagli anni 70' ad oggi sono state indagate zone abitative e produttive poste al di sotto del centro cittadino e, soprattutto, aree cimiteriali. Attualmente si stanno conducendo degli scavi lungo il corso del rio Mannu, presso il Colle del Faro, relativi ad un edificio che è con tutta probabilità una villa.

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