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Carbonia, città di fondazione

Carbonia, città di fondazione Carbonia, città di fondazione
Come arrivare
Carbonia è nel Sulcis, a poca distanza da Iglesias.

Il contesto ambientale
La vocazione industriale della città è strettamente collegata al carbone ed è anche all'origine della sua ascesa e della sua sfortuna: città autarchica per eccellenza, essa rivela le speranze e le contraddizioni del Ventennio. Nell'immediato dopoguerra la crisi mineraria mise in evidenza i gravissimi problemi sociali ed economici, che più recentemente hanno condotto la città ad assumere il ruolo di centro di servizi particolarmente importante per il Sulcis.

Descrizione
Carbonia, tipico insediamento a bocca di miniera, è forse la più importante e ambiziosa tra le città di fondazione del fascismo e fu inaugurata il 18 dicembre 1938, dopo meno di un anno di lavoro.
Il piano di fondazione, redatto da Ignazio Guidi e Cesare Valle, con la collaborazione di Gustavo Pulitzer Finali, prevedeva una popolazione di 20000 abitanti, aumentata poi di 35000 nel piano di ampliamento, dovuto ad Eugenio Montuori, essendo ormai i primi due progettisti attivi in Etiopia per il piano di Addis Abeba.
Il fulcro della città è la piazza articolata in un sistema di spazi che si raccolgono intorno al nucleo centrale, contenente i principali edifici pubblici come altrettanti monumenti della città medioevale: il municipio, su progetto di Enrico Del Debbio, la torre littoria e il dopolavoro di Pulitzer Finali, le poste dovute a Raffaello Fagnoni, la chiesa di Guidi e Valle. Essi via via digradano verso il verde della villa del direttore delle miniere, progettata da Eugenio Montuori e divenuta oggi la struttura pubblica che ospita il Museo archeologico.
Tra gli edifici pubblici, che oscillano tra semplificazioni classiciste e suggestioni medioevali, meritano un cenno particolare per motivi differenti la chiesa, l'albergo per gli impiegati e la scuola elementare, oggi liceo classico.
La chiesa principale è intitolata a San Ponziano, papa del primo cristianesimo condannato "ad metalla" nelle miniere del Sulcis e quindi assunto a protettore della città del carbone. L'edificio è piuttosto massiccio anche per l'uso della trachite, sia nell'alto campanile sul modello di quello di Aquileia, sia nella facciata interrotta soltanto da un rosone, che conteneva una vetrata dipinta da Filippo Figari, perduta durante la seconda guerra mondiale.
L'albergo, costruito su progetto di Eugenio Montuori, è situato su un lato, poco lontano dalla piazza centrale. È formato da due blocchi di differenti altezze e disposti a L e si distingue per la sequenza di ampi balconi protetti da tende avvolgibili, che si ripetono anche sul lato breve. L'aspetto più singolare sono i rivestimenti interni in marmo di Carrara, che rientrano perfettamente nella logica autarchica dell'uso di materiali di produzione italiana o locale, al pari della trachite, adoperata come basamento e per le strutture portanti di molti edifici della città del carbone.
L'ex scuola elementare, sempre di Montuori, è situata in via Brigata Sassari e si articola in uno spazio ampio su più corpi disposti a U con un altro braccio perpendicolare. Nonostante le alterazioni e gli adattamenti, è ancora possibile osservare la linea razionalista dell'edificio, soprattutto nel raccordo con il corpo più basso, un tempo refettorio e ora palestra, raccordato con un atrio oggi chiuso da vetrate.
I criteri di distribuzione delle residenze seguono le gerarchie sociali e del lavoro nell'industria mineraria e sono progressivamente sempre più lontane dal centro Sono villette o case bifamiliari riservate ai funzionari, che aumentano nel volume e nella quantità di appartamenti, destinati a impiegati, operai e minatori.
Le abitazioni hanno tipologie diverse e seguono modelli proposti dall'Azienda Carboni Italiani, ente di diritto pubblico, che gestiva Carbonia, ricorrendo all'uso abbondante della pietra locale ed un ricorso al ferro minimo, data l'economia autarchica del tempo. I solai infatti sono generalmente retti da voltine in laterizio.
Si passa dalle case su due piani con alloggi per quattro famiglie con ingressi indipendenti ed un orto familiare ai blocchi edilizi per gli impiegati, comprendenti da 24 a 48 appartamenti, con semplici aperture ritagliate nelle facciate e balconi a filo della parete.

Galleria fotografica
  • Veduta d'insieme dell'abitato (foto d'epoca)
  • Torre littoria


Storia degli studi
Una rassegna degli studi si trova nella bibliografia relativa alla scheda nel volume della "Storia dell'arte in Sardegna" sull'architettura otto-novecentesca (2001).

Bibliografia
V. Maltese, "Carbonia 18-XII-1938", A. XVII", in L'economia italiana, 1938;
"Carbonia, nuova città della Sardegna", in Architettura, 9, 1940, pp. 435-452;
R. Mariani, Fascismo e "città nuove", Milano, Feltrinelli, 1976;
R. Martinelli-L. Nuti, "Le città nuove del ventennio da Mussolinia a Carbonia", in Le città di fondazione, Venezia, Marsilio, 1978, pp. 271-93;
I. Delogu, Carbonia. Utopia e progetto, Roma, 1988;
M. Pintus, "La città progettata: Carbonia", in L'uomo e le miniere in Sardegna, a cura di T.K. Kirova, Cagliari, Edizioni della Torre, 1993, pp. 137-152;
R. Pisano, "Carbonia e il Sulcis: le vicende di un popolamento", in Le città di fondazione in Sardegna, a cura di A. Lino, Cagliari, Cuec, 1998, pp. 148-162;
F. Masala, Architettura dall'Unità d'Italia alla fine del '900, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 2001, sch. 114-118;
Città di fondazione italiane 1928-1942, Latina, Novecento, 2005, pp. 261-271.



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