Macomer, chiesa di San Pantaleo

Macomer, chiesa di San Pantaleo

Come arrivare
Macomer è facilmente raggiungibile, per la sua posizione presso la SS 131, sia da Sassari sia da Oristano e Cagliari.

Il contesto ambientale
Il centro storico della cittadina si sviluppa sul ciglione basaltico di un piccolo altipiano, a precipizio sulla valle di S'Adde, nella regione del Marghine.

Descrizione
Allo stato attuale degli studi non si hanno notizie circa le forme e il periodo di edificazione del primo impianto della parrocchiale di San Pantaleo. L'aspetto attuale è frutto di una serie di rimaneggiamenti e ampliamenti che la chiesa subì a partire dall'ultimo terzo del Cinquecento.
Il primo documento risale al mese di marzo del 1573, quando il ''picapedrer'' Migueli Puig (originario di Cagliari, residente a Bolotana e attivo in alcuni centri del Marghine) fu incaricato di sopraelevare il campanile con l'aggiunta di un ordine e della guglia. Una successiva notizia, risalente al 1607, informa della riedificazione - a opera dei ''picapedrers'' sassaresi Miali Fosedda, Nicola Dectori ed Elias Vinci - della facciata, modificata ulteriormente nel 1714; mentre a generici lavori di completamento delle strutture architettoniche, affidati agli ''albañiles'' sassaresi Quirico de Solis e Iayme Sua, si riferisce un altro documento dello stesso anno 1714. Altre indicazioni cronologiche si desumono dalle iscrizioni incise o scolpite negli elementi architettonici dell'edificio, quali ad esempio la data del 1584, nel capitello destro dell'arco di ingresso della cappella di San Giovanni Battista, e la data del 1635, nella volta a botte della navata centrale.
L'edificio presenta negli elementi strutturali e decorativi una commistione di stilemi tardogotici e rinascimentali, caratteristica molto diffusa in Sardegna dalla seconda metà del Cinquecento fino al secolo successivo. L'impianto a tre navate, suddivise da archi impostati su pilastri cruciformi e articolate in quattro campate, è desunto dalla chiesa di San Francesco e dal duomo di Alghero; il sistema delle coperture, anch'esso riconducibile alla cattedrale algherese, consiste in una volta a botte lunettata e scandita da sottarchi nella navata centrale, e in volte a crociera nelle navate laterali. Anche il presbiterio a pianta rettangolare, comunicante con tre ambienti adibiti a sacrestia e con il vano di accesso al campanile, è voltato a botte; le cappelle, quattro per parte, sono state edificate in diverse epoche, tra la fine del XVI e il XVIII secolo.
La torre campanaria, a canna quadrata, si sviluppa in quattro ordini distinti da cornice marcapiano, con monofore archiacute nell'ultimo, ed è conclusa da un parapetto merlato con quattro pinnacoli d'angolo, ornati da mascheroni e protomi taurine alla base e da sfere in cima, e da una guglia piramidale ornata da gattoni. La facciata, ripartita in tre specchi da quattro lesene (in bei conci di vulcanite rossa) su basamento modanato, è suddivisa in due ordini da una cornice modanata continua. Al centro dell'ordine inferiore è l'ampio portale, inquadrato da lesene scanalate e rudentate e da una trabeazione arricchita da intagli; le lesene sono affiancate da colonne rudentate con capitello composito e collarino a cordoncino, su alto plinto ornato da un fiorone, sulle quali si imposta il timpano triangolare con targa oggi illeggibile; negli specchi laterali sono due semplici finestre rettangolari. L'ordine superiore, con a finestra centinata in asse col portale, è concluso da un fastigio curvilineo. Al di sopra delle paraste si elevano quattro acroteri a candelabro, sormontati da una torretta i centrali, da una sfera i laterali.

Galleria fotografica


Storia degli studi
La chiesa è oggetto di una sintetica scheda nel volume di Francesca Segni Pulvirenti e Aldo Sari sull'architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale (1994).

Bibliografia
R. Salinas, ''L'evoluzione dell'architettura in Sardegna nel Seicento'', in Studi Sardi, XVI, 1958-1959, pp. 400-428;
C. Maltese, ''L'architettura del Cinquecento in Sardegna e la politica artistica di Filippo II'', in Atti del XIII congresso di storia dell'architettura. Sardegna, I, Roma, Centro di studi per la storia dell'architettura, 1966, pp. 271-277;
V. Mossa, Natura e civiltà in Sardegna. Guida in 100 schede ai beni ambientali e culturali, Sassari, Chiarella, 1979;
V. Mossa, Dal Gotico al Barocco in Sardegna, Sassari, Carlo Delfino, 1982;
G. Kalby Pitzolu, Macopsisa/Macomer: Cinquemila anni di storia, Salerno-Roma, Ripostes, 1990;
F. Segni Pulvirenti-A. Sari, Architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale, collana ''Storia dell'arte in Sardegna'', Nuoro, Ilisso, 1994, sch. 45.