Pula, teatro romano di Nora

Pula, Monumenti romani di Nora

Come arrivare
Da Cagliari si segue la SS 195 per Teulada sino al km 27, dove si svolta a s. per Pula. Attraversato il centro abitato e imboccata la via Nora si arriva all'area archeologica dopo 3 km.

Il contesto ambientale
Nora è collocata su un promontorio, il Capo di Pula, separato dalla terraferma da un istmo che si estende in due punte: a O Sa Punta 'e Su Coloru (la punta del serpente), a E la Punta del Coltellazzo, di fronte all'isoletta omonima. L'area è dominata dalla torre spagnola del Coltellazzo, in una posizione di grande valore paesaggistico.

Descrizione
La visita di Nora romana ha inizio dal suo monumento più noto e significativo: il teatro. Esso poteva ospitare 1100/1200 spettatori e presentava: tre "vomitoria"; "porticus post scaenam" sul lato orientale; "cavea", composta da dieci file di gradini per il pubblico; due piccole tribune, accessibili dalla "porticus post scaenam" mediante due scalette in pietra; "frons scenae". Due grandi orci, rinvenuti nell'iposcenio, furono interpretati come risuonatori per l'amplificazione della voce degli attori, ma recentemente è stata avanzata una nuova ipotesi: in fase tarda l'edificio avrebbe mutato funzione e gli orci sarebbero divenuti contenitori di derrate alimentari.

Si prosegue verso O, lungo la strada che taglia in due il promontorio, che conserva il condotto fognario con copertura a schiena d'asino in laterizi. Sono visibili a s. i resti delle cosiddette "terme centrali" (II-III secolo d.C.). L'edificio non è facilmente leggibile per il cattivo stato di conservazione e per le ripetute ristrutturazioni. Si individuano forse un "apodyterium" (spogliatoio); il "frigidarium" (sala per il bagno freddo); il "calidarium" (sala riscaldata), il "tepidarium" (sala riscaldata a temperatura media); i "praefurnia" (vani e forni per il riscaldamento).
A d. delle "terme centrali" sorge un quartiere di abitazioni puniche riutilizzate in epoca romana.

Più avanti, superata una piazzetta con il serbatoio idrico che alimentava una fonte pubblica, è visibile il "macellum", della prima metà del III secolo d.C.. Si tratta di un complesso di ambienti che occupavano un intero isolato affacciato su due strade a S e ad O, con ingresso sulla strada E. Fulcro dell'edificio era un grande cortile centrale rettangolare. Sul lato N/E si trova un lungo corridoio su cui si affacciano otto vani. All'interno del corridoio si trovano un pozzo e una cisterna. Il complesso viene interpretato come "hospitium" o come "macellum-horreum".

A N del "macellum", proseguendo sulla strada O, si trovano sulla d. le "piccole terme", del IV secolo d.C. La struttura era accessibile attraverso una piccola gradinata. Subito dopo si trova un lungo corridoio mosaicato con motivi geometrici, dove si aprono numerosi pozzetti. Lungo la parete corre un bancone mosaicato che si prolunga nel vano successivo, con funzione di "apodyterium". Si conservano anche il "frigidarium", il "calidarium", il "praefurnium", i "tepidaria".

Di fronte al "macellum", sul lato opposto della strada E, è situata la basilica, della seconda metà del III secolo d.C. L'edificio è suddiviso in tre navate, la centrale delle quali absidata. È preceduto ad E da un nartece. Il tetto era a capriate, con doppio spiovente.

A S del "macellum", sul lato opposto della strada S, è situato l'imponente complesso delle "terme a mare", del II secolo d.C. Ha lati porticati, ambienti caldi e un grande "frigidarium" con due vasche.

Ritornati alla piazzetta con il serbatoio e imboccata la strada verso S, il "cardo maximus", è visibile sulla d. la "casa dell'atrio tetrastilo", degli inzi del III secolo d.C. Presenta un prospetto porticato e una piccola corte con vasca centrale e pozzetto. Era accessibile dall'esterno tramite un corridoio percorso da una canaletta. Una serie di vani mosaicati circondano la corte: un "cubiculum" presenta un "emblema" con figura femminile e animale marino, della prima metà del III secolo d.C. L'edificio era probabilmente dotato di un piano superiore accessibile attraverso una piccola gradinata.

A S della casa si osservano i resti del santuario di Eshmun-Esculapio: al rito dell'incubazione, tipico di questa divinità, riportano infatti le statuine di dormienti del II secolo a.C. restituite dagli scavi dell'edificio.

Pula, area archeologica di Nora

Galleria fotografica



Storia degli studi
I primi interventi, nel 1889, riguardarono il tofet, mentre negli anni successivi furono scavate le necropoli puniche e romane e piccole parti dell'abitato. Dopo altri modesti interventi, tra il 1952 e il 1960, Gennaro Pesce mise in luce buona parte dell'abitato romano. Dal 1990 il sito è interessato da scavi sistematici continuativi da parte di un gruppo di Università.

Bibliografia
C. Tronchetti, Nora, collana "Sardegna archeologica. Guide e Itinerari", Sassari, Carlo Delfino, 1986;
P. Meloni, La Sardegna romana, Sassari, Chiarella, 1990;
S. Angiolillo, L'arte della Sardegna romana, Milano, Jaca Book, 1998;
Ricerche su Nora - I (anni 1990-1998), a cura di C. Tronchetti, Cagliari, Sainas, 2000;
Ricerche su Nora - II (anni 1990-1998), a cura di C. Tronchetti, Cagliari, Sainas, s.d.;
Nora, area C. Scavi 1996-1999, a cura di B.M. Giannattasio, Genova, Brigati, 2003;
A. Mastino, Storia della Sardegna antica, Nuoro, Il Maestrale, 2005.