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Bitti, Museo multimediale del Canto a Tenores

Tenores di Bitti Tenores di Bitti
Informazioni
Indirizzo: via Mameli, 57 - 08021 Bitti
tel. 0784 414314 - 333 3211346
Ente titolare: Comune di Bitti
Gestione: Istelai società cooperativa a r.l, via Mameli, 57 - 08021 Bitti

Orari
Invernale 9.30 - 12.30 / 14.30 - 17.30
Estivo 9.30 - 12.30 / 15.00 - 18.00

Biglietto
Intero € 2,50
Gruppi organizzati e scolaresche (minimo 9 persone) € 2,00
Ridotto (portatori handicap e ultrassessantacinquenni) € 1,50
Biglietto unico (Visita Museo della cività cont. e past. Museo multimediale del canto a tenore) € 5,00
Biglietto unico per gruppi organizzati e scolaresche (minimo 9 persone) € 3,00
Biglietto unico ridotto portatori handicap e ultrassessantacinquenni € 3,00
Esenzione bambini 0 - 11 anni

sito internet: www.coopistelai.com
e-mail: coop.istelai@tiscalinet.it

Il museo
Il primo museo sardo del "canto a tenore" è situato nel centro del paese, nell'antico quartiere di Monte Mannu, a pochi passi dalla chiesa parrocchiale, all'interno di una tipica casa locale con pavimenti "a taulatu", in legno, e soffitto di canne e travi di ginepro.
Il museo raccoglie il materiale sonoro dei più noti complessi vocali sardi e ha come obiettivo lo studio e la valorizzazione dei vari "canti a tenore" dell'isola, ma anche la programmazione di convegni sul canto sardo e mediterraneo. Si tratta di un importante centro studi sulla polifonia della Sardegna centrale, che collabora con i paesi in cui il canto tradizionale è oggi ancora praticato e vuole diventare anche un centro di ricerca e un luogo di riferimento per studiosi, ricercatori, gruppi di cantori, appassionati e visitatori.
Il "canto a tenore" è l'espressione musicale più arcaica della Sardegna centrale. Proviene da quattro cantori chiamati "bassu" (basso), "contra" (contralto), "mesu oche" (mezza voce), e "oche" (voce), disposti in circolo.
È difficile stabilire le origini del canto a tenore che, secondo alcuni, risalirebbero a quando il pastore viveva nella solitudine della campagna, a stretto contatto con il bestiame e con la natura: possibile che "sa contra" nasca dall'imitazione del verso della pecora, "su bassu" da quello della mucca e "sa mesu oche" dall'imitazione del suono del vento.
Il museo è unico nel suo genere, anche per la presenza di alcuni sussidi tecnologici innovativi. La zona dei "tenores", per esempio, è composta di quattro totem, dotati di monitor e sistema audio attivabile dallo spettatore, disposti in circolo come i "tenores" durante il canto, che permettono al visitatore di interagire con dei cantori virtuali. Le quattro voci, infatti, sincronizzate tra loro, sono udibili anche separatamente così da poter cogliere la singola componente assieme al risultato della polifonia.
Si può poi ascoltare la musica delle varie zone dell'isola. C'è anche una zona dedicata ai videoclip dove il visitatore può selezionare, contemporaneamente, suoni e immagini perfettamente sincronizzati.

Perché è importante visitarlo
Il "canto a tenore" è una delle espressioni più originali delle tradizioni sarde. È stato inserito dall'UNESCO tra i "Masterpieces of the Oral and Intangible Heritage of Humanity" e perciò compreso nel "Patrimonio intangibile dell'Umanità".

Servizi
Esiste un servizio di visita guidata compreso nel prezzo del biglietto. Esiste un servizio di visita guidata che comprende la visita al Museo della Civiltà Contadina e Pastorale e all'area archeologica di Romanzesu. Sono previsti percorsi didattici particolari per bambini e scolaresche. Esistono barriere architettoniche. Il museo organizza un percorso religioso che comprende tutte le chiese paesane e campestri (prezzo da concordare); visite alle botteghe e laboratori artigiani della ceramica, ferro battuto, cuoio, legno, intarsio e tessitura con possibilità di assistere alle tecniche di lavorazione; escursioni al nuraghe di Loelle, in territorio di Buddusò.
Patrimonio culturale della Sardegna