Tenores di Bitti

Bitti, Museo Multimediale del canto a tenore

Tipologia: Etnografia e antropologia

Informazioni
Indirizzo: via Mameli, 52 - 08021 Bitti
Tel. +39 0784 414314
Cell. +39 333 3211346
Ente titolare: Comune di Bitti
Ente gestore: Società Cooperativa Istelai
Orari:
invernale
MA-DO 09:30-12:30 e 14:30-17:30
estivo
MA-DO 09:30-12:30 e 15:00-18:30
Biglietto:
Intero - euro 2,50 - adulti
Ridotto - euro 2,00 - scolaresche e gruppi di almeno 9 persone
Ridotto - euro 1,50 - adulti oltre 65 anni e disabili
Cumulativo intero - euro 5,00 - adulti per visita al Museo della Civiltà Pastorale e Contadina, Museo Multimediale del canto a tenore e al complesso nuragico di Romanzesu
Cumulativo ridotto - euro 3,00 - adulti oltre 65 anni, disabili, scolaresche e gruppi di almeno 9 persone, per visita al Museo della Civiltà Pastorale e Contadina, Museo Multimediale del canto a tenore e al complesso nuragico di Romanzesu
Gratuito - minori sino agli 11 anni
E-mail: coop.istelai@tiscali.it
Sito web: www.romanzesu.sardegna.it/musei/museo-multimediale-del-canto-a-tenore.html
Facebook: it-it.facebook.com/mmtenore

Il museo
Il primo museo sardo del "canto a tenore" è situato nel centro del paese, nell'antico quartiere di Monte Mannu, a pochi passi dalla chiesa parrocchiale, all'interno di una tipica casa locale con pavimenti "a taulatu", in legno, e soffitto di canne e travi di ginepro.
Il museo raccoglie il materiale sonoro dei più noti complessi vocali sardi e ha come obiettivo lo studio e la valorizzazione dei vari "canti a tenore" dell'isola, ma anche la programmazione di convegni sul canto sardo e mediterraneo. Si tratta di un importante centro studi sulla polifonia della Sardegna centrale, che collabora con i paesi in cui il canto tradizionale è oggi ancora praticato e vuole diventare anche un centro di ricerca e un luogo di riferimento per studiosi, ricercatori, gruppi di cantori, appassionati e visitatori.
Il "canto a tenore" è l'espressione musicale più arcaica della Sardegna centrale. Proviene da quattro cantori chiamati "bassu" (basso), "contra" (contralto), "mesu oche" (mezza voce), e "oche" (voce), disposti in circolo.
È difficile stabilire le origini del canto a tenore che, secondo alcuni, risalirebbero a quando il pastore viveva nella solitudine della campagna, a stretto contatto con il bestiame e con la natura: possibile che "sa contra" nasca dall'imitazione del verso della pecora, "su bassu" da quello della mucca e "sa mesu oche" dall'imitazione del suono del vento.
Il museo è unico nel suo genere, anche per la presenza di alcuni sussidi tecnologici innovativi. La zona dei "tenores", per esempio, è composta di quattro totem, dotati di monitor e sistema audio attivabile dallo spettatore, disposti in circolo come i "tenores" durante il canto, che permettono al visitatore di interagire con dei cantori virtuali. Le quattro voci, infatti, sincronizzate tra loro, sono udibili anche separatamente così da poter cogliere la singola componente assieme al risultato della polifonia.
Si può poi ascoltare la musica delle varie zone dell'isola. C'è anche una zona dedicata ai videoclip dove il visitatore può selezionare, contemporaneamente, suoni e immagini perfettamente sincronizzati.

Perché è importante visitarlo
Il "canto a tenore" è una delle espressioni più originali delle tradizioni sarde. È stato inserito dall'UNESCO tra i "Masterpieces of the Oral and Intangible Heritage of Humanity" e perciò compreso nel "Patrimonio intangibile dell'Umanità".

Servizi
Visite guidate.