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Villasimius, Porto fenicio di Cuccureddus

Come arrivare
Da Cagliari si percorre la strada che costeggia la spiaggia del Poetto sino al bivio per Villasimius, dove si svolta a destra. Dopo aver percorso 40 km circa, oltre la spiaggia di Campus, in direzione Campulongu, sulla destra si imbocca una strada sterrata che sale fin sulla collina, dove si trovano i resti dell'insediamento, attualmente accessibile anche dalla spiaggia sottostante attraverso due scalinate che si inerpicano sui fianchi della prima delle quattro colline che costituiscono il complesso.

Il contesto ambientale
Il sito si dispone su quattro colline che si distendono parallele alla costa, nella parte E dell'ampio golfo di Carbonara, ad O dell'omonimo capo. Verso N le alture costituiscono il limite della piana di Santa Maria. La piana è attraversata da un corso d'acqua, il rio Foxi, che ne lambisce il versante S e sfocia nel golfo di Carbonara, bagnando alla foce la base della collina occupata dall'insediamento fenicio.

Descrizione
Le caratteristiche del territorio che circonda il sito di Cuccureddus, dovettero costituire una forte attrattiva per le genti fenicie, che vi si stabilirono almeno fin dalla metà del VII secolo a.C. Infatti l'estuario del rio Foxi costituiva l'unico porto naturale di quel settore della Sardegna S/E, con un approdo sicuro.
I Fenici si stabilirono sulla più bassa delle colline e vi costruirono un fondaco commerciale con un luogo sacro che in breve costituì un luogo d'incontro per i navigatori che frequentavano quelle acque. Infatti, Cucureddus rappresentava il primo approdo per le navi provenienti dal Lazio e dalla Campania e una tappa fondamentale sulle rotte da e per la penisola iberica, la Sicilia e la costa africana.
Gli studi hanno confermato che, nei primi secoli del I millennio, la maggior parte dei porti adibiti al commercio era affidata alla protezione di una divinità femminile nel cui santuario non era infrequente che si praticasse la prostituzione sacra. Le indagini archeologiche hanno testimoniato che, anche nel santuario presente nel sito di Cuccureddus, probabilmente dedicato alla dea Ashtart, si svolgeva questo tipo di rito. Infatti, negli ambienti ancora visibili di quest'edificio, sono stati rinvenuti numerosi vasetti che in origine dovevano contenere unguenti profumati e un doccione raffigurante un fallo di dimensioni abnormi.
Nell'immediato circondario del santuario, soprattutto nel versante O della collina, sono state rinvenute anche abitazioni private e magazzini adibiti allo stivaggio e alla conservazione delle derrate. Si riconoscono in particolare, nel settore S dell'altura, quattro ambienti di forma rettangolare allineati tra loro, costruiti con pietre non squadrate di varie dimensioni e disposti in senso N/E-S/O.
Questi vani appaiono delimitati sul fronte N/E da una sorta di vespaio costituito da pietre medie e piccole, poste ad integrazione della roccia naturale.
Intorno al 540 a.C., Cuccureddus fu vittima di un'aggressione da parte dei Cartaginesi, che l'incendiarono. L'insedimento fu abbandonato e non fu più abitato sino alla conquista romana della Sardegna. Le tracce dell'aggressione sono particolarmente evidenti e quest'ultima ha paradossalmente contribuito a conservare intatto il monumento all'atto della distruzione. Il fuoco ha infatti cotto e preservato parte dei soffitti e dei pavimenti degli edifici, normalmente eseguiti in argilla cruda pressata.

Storia degli scavi
Le indagini archeologiche iniziano nel 1983 ad opera di Piero Bartoloni e di Luisa Anna Marras. La prima fase delle ricerche si è conclusa nei primi anni '90.

Bibliografia
L.A. Marras, "Cuccureddus, L'insediamento fenicio", in Atti della Accademia Nazionale dei Lincei, XLII, fasc. 7-12, 1989;
L.A. Marras, "L'insediamento di Cuccureddus e il territorio di Villasimius nell'antichità", "Cuccureddus di Villasimius: da Ashtart a Giunone", in Phoinikes b Shrdn. I Fenici in Sardegna: nuove acquisizioni, catalogo della mostra (Oristano, Antiquarium Arborense, luglio-dicembre 1997), a cura di P. Bernardini-R. D'Oriano-P.G. Spanu, Cagliari, La Memoria Storica, 1997, pp. 77-79, pp. 187-188;
S. Moscati-P. Bartoloni-S.P. Bondì, La penetrazione fenicio punica in Sardegna trent'anni dopo, Roma, 1997.

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