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Santadi, abitato di Pani Loriga

Come arrivare
Dalla SS 130, all'altezza di Siliqua, si svolta per il centro abitato, si attraversa il paese e si imbocca la SS 293 che porta a Nuxis. Si attraversa il paese e si svolta a s. direttamente per Santadi. Al km 62 si prende a s. una strada vicinale e la si percorre per km 1,5 fino all'ingresso dell'area archeologica.

Il contesto ambientale
Il sito è localizzato geograficamente su un'altura di natura tufacea paleozoica, contornata a E dal corso del Riu Mannu. La favorevole posizione assicurava il controllo di due antiche vie di penetrazione che collegavano il Sulcis orientale con la valle del Cixerri e con il Campidano di Cagliari.

Descrizione
L'insediamento, una delle colonie fenicie rivolte al controllo del territorio e allo sfruttamento delle risorse del ricco entroterra sulcitano, fu fondato tra la seconda metà e la fine del VII sec. a.C., come testimonia la ceramica rinvenuta sull'acropoli.
Questa era localizzata sulla parte O della collina ed era accessibile da S/E attraverso una strada collegata alla base del colle. I resti archeologici non sono facilmente interpretabili, ma sembra individuabile intorno al ciglio dell'altura una doppia cinta muraria a grossi blocchi che ingloba una precedente struttura nuragica, il nuraghe Diana. L'accesso all'acropoli attraverso la cinta muraria esterna mostra strutture articolate: sul versante E della fortificazione sono stati infatti individuati vani di abitazione che, aumentando lo spessore murario, costituivano una elemento difensivo aggiuntivo.
La fortificazione conteneva una serie di edifici interpretabili come quartiere abitativo, risalente al III sec. a.C.
La necropoli fenicia, della quale sono state scavate circa 150 tombe, databili tra i primi anni e la seconda metà del VI sec. a.C., era situata su un breve pianoro tufaceo lungo le pendici S/O dell'altura; era caratterizzata più diffusamente da sepolture in fossa, nelle quali era praticato in prevalenza il rito dell'incinerazione. Le fosse erano per la gran parte di forma oblunga, e avevano una profondità di circa 30 cm; in casi più rari erano di forma subrettangolare, più profonde e provviste di riseghe sui lati lunghi.
Sul versante N/O era localizzata la necropoli punica, costituita da tombe ipogee scavate nel banco tufaceo. Un corridoio, anch'esso scavato nella roccia, costituiva l'accesso alla camera funeraria, nella quale erano contenuti i resti dei defunti inumati. È attestato anche un ipogeo con uno spazio antistante la camera, forse con valenza rituale, e con pilastro centrale all'interno. Talvolta le sepolture erano ricavate da ipogei preistorici, le cosiddette "domus de janas".
Grazie ai corredi che accompagnavano i corpi dei defunti, è stato possibile datare la necropoli tra il V e il IV sec. a.C.
Un luogo di culto, che si è voluto identificare con un tofet, anche se gli indizi sono del tutto generici, è stato localizzato a E dell'acropoli, sull'altra propaggine della collina.

Storia degli scavi
Scoperto nel 1965 da Piero Bartoloni, il sito prende il nome dai proprietari del terreno. Fu interessato da diverse campagne di scavo ad opera di Giovanni Tore e di Enrico Atzeni tra il 1968 e il 1974. Gli scavi misero in luce l'acropoli e la necropoli fenicia ad incinerazione, della quale sono state scavate numerose tombe.

Bibliografia
F. Barreca, "Ricerche puniche in Sardegna: L'espansione fenicia nel Mediterraneo", in Ricerche puniche nel Mediterraneo centrale: relazioni del colloquio in Roma, 5-7 maggio 1969, Roma, 1970, pp. 21-37;
G. Tore, "L' insediamento fenicio-punico di Paniloriga di Santadi (Cagliari)", in La ceramica fenicia di Sardegna. Dati, problematiche, confronti. Atti del Primo Congresso Sulcitano(Sant'Antioco, 19-21 settembre 1997), pp. 333-346.