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Carloforte, abitato di Inosim

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MONOGRAFIE



Come arrivare
Da Iglesias si raggiunge la SS 130 e si prosegue in direzione di Carbonia. La strada incrocia la SS 126, da percorrere fino all'altezza di Bacu Abis. Si svolta a s., SP 82, per Portoscuso. L'isola di San Pietro e il suo maggiore centro, Carloforte, sono raggiungibili con due linee di traghetto dal porto di Portovesme/Portoscuso e Calasetta, facilmente raggiungibile da Carbonia.

Il contesto ambientale
Carloforte è situata nell'isola di San Pietro, la seconda per grandezza delle isole dell'arcipelago sulcitano, a S/O della Sardegna.

Descrizione
'YNSM ovvero INOSIM ("isola degli sparvieri") fu l'antico nome dell'isola di San Pietro. Il nome, che probabilmente ricalcava quello del precedente abitato fenicio, compare in un'iscrizione punica del III secolo a.C. rinvenuta a Cagliari. Essa riporta l'indicazione di un luogo di culto dedicato al dio Bashshamem situato nell' "isola degli sparvieri", identificata appunto con l'isola sulcitana.
L'isola fu probabilmente frequentata anche in una fase precedente alla colonizzazione levantina. L'insediamento stabile, documentato da una cospicua quantità di ceramica fenicia, nacque verosimilmente nell'VIII secolo a.C., nell'ambito di un processo di occupazione delle aree strategiche sulcitane, finalizzato al controllo delle vie d'accesso alle risorse metallifere dell'Iglesiente.
Si ipotizza che l'area della torre San Vittorio fosse in quel tempo un isolotto, poi collegato all'isola maggiore da un tombolo sabbioso: quindi una situazione favorevole, cui si aggiungeva, a N/E dell'abitato, un buon porto, come sembrano documentare le vicine saline che hanno restituito numerosi frammenti d'anfore commerciali.
In una zona subito a N di Carloforte è stato invece localizzato l'insediamento di età punica, testimoniato dai resti affioranti di un edificio posto in posizione dominante: forse, ma non se ne ha la certezza, lo stesso tempio di Bashshamem citato nell'iscrizione cagliaritana.
La struttura mostra un ambiente maggiore rettangolare ed altri ambienti minori che occupano un'area abbastanza vasta. I muri, ridotti allo zoccolo di base, sono costruiti con pietrame minuto e grossi blocchi irregolari con la tecnica del "pseudo telaio".
Sempre nella stessa zona, sono stati riconosciuti i ruderi di una cinta fortificata costruita con grandi blocchi squadrati.
Quanto alle aree funerarie, è ancora da localizzare la necropoli fenicia, mentre parte di quella punica è attualmente visibile tra il viale Salvo D'Acquisto e la salita Giorgio Rombi, presso l'innesto di via Porta Casebba. Si tratta di tombe a camera scavate nella vulcanite.

Storia degli scavi
L'interesse per le testimonianze archeologiche dell'isola nacque alla fine del '500, quando Giovanni Francesco Fara menzionò alcuni monumenti. Nel '700, dopo il reinsediamento dell'isola ad opera dei pescatori liguri di Tabarka, il tedesco Giuseppe Fuos diede notizia dell'esistenza di tombe a camera puniche. Da quel momento l'isola fu oggetto di rinvenimenti e studi come quelli di Della Marmora e dello Spano, sino a quando, nel 1878, un allievo dello Spano, Vincenzo Crespi, condusse la prima campagna di scavi archeologici ufficiale. Nel 1962 Ferruccio Barreca condusse un'esplorazione topografica e Gennaro Pesce effettuò un saggio di scavo presso la torre di San Vittorio, a S di Carloforte. Presso la stessa torre, nel 1983, Paolo Bernardini e Raimondo Zucca localizzano l'insediamento fenicio.

Bibliografia
R. Zucca, Insulae Sardinia et Corsica: le isole minori della Sardegna e della Corsica nell'antichità, con la collaborazione di P. Ruggeri, Roma, Carocci, 2003;
P. Bernardini-R. Zucca, "Indigeni e fenici nelle isole di San Vittorio e Mal Di Ventre", in Actes du Congrès de Siliana (Siliana, 10 marzo 2004), in corso di stampa.