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Olbia, città punica

Come arrivare
Alla città di Olbia si accede via nave da Civitavecchia e da Livorno. L'aeroporto della città la collega con i principali centri nazionali e internazionali.

Il contesto ambientale
La città di Olbia, situata nella Gallura costiera, si affaccia su un grande golfo, tra Capo Figari-Golfo Aranci e Capo di Coda Cavallo-San Teodoro.

Descrizione
Olbia fu l'unico centro della costa N/E della Sardegna che, in età punica, raggiunse i livelli delle città costiere meridionali e occidentali. Fu a lungo ritenuta di fondazione greca sulla base del toponimo, ma senza nessun fondamento archeologico, visto che i resti dell'antico insediamento sono per la maggior parte di età punica e romana.
I numerosi materiali e il maggior numero di emergenze strutturali di periodo punico hanno fatto supporre, sino a un decennio fa, la fondazione di Olbia nel IV secolo a.C. Ma la presenza, sia nel territorio circostante sia nello stesso sito urbano, di materiale risalente almeno al terzo quarto del VII secolo a.C., fa ipotizzare la fondazione della città in piena età fenicia, come altri centri della Sardegna. Tra i vari materiali ascrivibili a quasto periodo si possono ricordare un frammento di anfora Bartoloni B2, un frammento d'ansa di anfora chiota dipinta, e lo ''xoanon'', ossia una statuetta lignea, rinvenuto nel pozzo sacro nuragico di Sa Testa.
L'Olbia di età punica doveva assicurare una più incisiva presenza cartaginese nei traffici tirrenici e probabilmente esercitava un ruolo di primaria importanza nel controllo delle derrate agricole della zona.
L'estensione dell'abitato punico si può supporre grazie all'ubicazione delle necropoli; questo doveva essere limitato al quadrato che in età medievale ospitava il castello-borgo di Terranova. Durante i lavori di bonifica effettuati all'inizio del secolo scorso nella zona dell'insenatura a N della città sono state rinvenute delle tombe di età punica, andate poi distrutte.
Le necropoli puniche extraurbane, conosciute per lo più dagli scavi effettuati da Doro Levi, sono quelle di Funtana Noa (IV secolo a.C.) e Abba Noa (III-I secolo a.C.) a N/O della città, e quella di Joanne Canu (metà III-inizi II secolo a.C.) a S.
Le sepolture erano per la maggior parte a fossa terragna e a pozzo, in numero minore del tipo a cassone. Nelle tombe a pozzo gli inumati erano spesso deposti entro bare lignee ed è documentato l'uso di grossi anforoni per chiuderne l'accesso.
Nella più tarda delle necropoli olbiensi, quella di Joanne Canu, è attestato il ritorno del rito dell'incinerazione di tipo ellenistico; le ceneri erano deposte in urne di terracotta o piombo oppure collocate semplicemente sul terreno e protette da frammenti di anfora.
I tratti principali delle fortificazioni di Olbia, da attribuire alla prima metà del IV secolo a.C., sono visibili all'angolo tra via Torino e via Mameli e constano di un tratto murario rettilineo in grossi blocchi squadrati, a volte bugnati, e di una torre di cinta conservata all'interno di un cortile privato.

Storia degli scavi
Le principali indagini archeologiche, che hanno interessato l'area delle necropoli puniche, sono state effettuate tra il 1936 e il 1938. Quelle più recenti risalgono al 1989, quando sono stati rinvenuti, sotto l'abside della chiesa di San Paolo Apostolo, resti di età ellenistica e romana repubblicana ascrivibili ad un edificio sacro. Tra il 1990 e il 1991, prospezioni subacquee all'ingresso del golfo di Olbia hanno consentito il recupero di anfore tardopuniche e di una statua di Ercole-Melqart. Nel 1993, in via Regina Elena, è stato portato alla luce un deposito urbano con materiali che vanno dal IV al II secolo a.C., mentre nel 1996, in via delle Terme, è stato rinvenuto un magazzino/retrobottega di età punica con anfore greche, puniche, e ceramica a vernice nera attica e italica.

Bibliografia
D. Levi, ''Le necropoli puniche di Olbia'', in Studi Sardi, 11, 1949, pp. 5-120;
R. D'Oriano, ''Olbia e la Sardegna settentrionale'', in Màche. La battaglia di Mare Sardonio. Studi e ricerche, a cura di P. Bernardini-P.G. Spanu-R. Zucca, Cagliari, La Memoria Storica, 2000;
R. D'Oriano-I. Oggiano, ''Iolao ecista di Olbia: le evidenze archeologiche tra VIII e VI secolo a.C.'', in Il Mediterraneo di Heracles. Studi e ricerche, a cura di P. Bernardini-R. Zucca, Roma, 2005, pp. 169-198.