Immagine non disponibile

Portoscuso, necropoli fenicia di San Giorgio

Come arrivare
Da Iglesias si raggiunge la SS 130 e si prosegue in direzione di Carbonia. La strada incrocia la SS 126, che si percorre fino all'altezza di Bacu Abis, oltrepassando Gonnesa. Si svolta a s., lungo la SP 82 per Portoscuso, e si prosegue fino all'area industriale di Portovesme. All'altezza dello stabilimento dell'ALCOA si svolta a d. verso il mare, fino alla necropoli detta "di San Giorgio".


Il contesto ambientale
Il sepolcreto si trova sulla costa O del Sulcis, nella rientranza del Porto sa Linna (porto della legna), utilizzato ancora ai primi del Novecento per l'imbarco del legname. La linea di costa doveva presentarsi in epoca antica sensibilmente diversa dalla situazione attuale, per la probabile maggiore incidenza delle attuali aree paludose di Su Stangioni e della peschiera di Boi Cerbus.

Descrizione
La necropoli comprende undici sepolture fenicie databili al 770-750 a.C. Esse si collocano in un territorio che evidenzia una certa consistenza di insediamenti nuragici, mentre il vicino centro fenicio di Monte Sirai dista solamente km 7 in linea d'aria.
L'abitato di riferimento della piccola necropoli non è attualmente noto, ma è verosimile una sua localizzazione a N, nell'area di Portovesme.
Le tombe sono del tipo a cassetta litica. I resti cremati dei defunti sono deposti all'interno di anfore commerciali normalmente adibite al trasporto marittimo di derrate alimentari. Il corredo è composto da tipiche brocche rivestite di vernice rossa, coppe e pentolini ad un'ansa, in alcuni casi anche gioielli d'argento e armi di bronzo.
Le sepolture con i relativi elementi di corredo, attualmente esposti nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, sono di eccezionale interesse perché documentano l'incinerazione di alcuni tra i primi navigatori che giunsero e si stabilizzarono sulle coste sarde, in certi casi portando con sé prodotti direttamente importati dall'Oriente: il piccolo sepolcreto (originariamente non dovette superare le 20 unità) di un distinto gruppo di fenici, probabilmente degli aristocratici desiderosi di conservare stretti rapporti di parentela e di sottolineare un comune sostrato culturale, similmente a quanto emerso da ricerche effettuate nelle coste dell'Andalusia mediterranea.
L'area cimiteriale di San Giorgio rivela infatti un rituale che sembra legare il simbolismo del banchetto funebre all'ostentazione di un rango sociale elevato. Questo è suggerito dalla presenza dei gioielli e delle armi rinvenuti in associazione con i recipienti normalmente utilizzati per trasportare (anfore), versare (brocche) e consumare (coppe) il vino.

Storia degli scavi
La necropoli fu messa in luce nel febbraio del 1990, nel corso di un intervento d'urgenza ad opera della Soprintendenza Archeologica per le province di Cagliari e Oristano.

Bibliografia
P. Bernardini, "I Fenici nel Sulcis. La necropoli di S. Giorgio di Portoscuso e l'insediamento del Cronicario di Sant'Antioco", in La ceramica fenicia di Sardegna. Dati, problematiche, confronti. Atti del Primo Congresso Internazionale Sulcitano, a cura di P. Bartoloni-L. Campanella (Sant'Antioco, 19-21 settembre 1997), collana "Collezione di studi fenici, 40, Roma, C.N.R., 2000, pp. 29-62.;
P. Bernardini, "I Fenici nel Sulcis", in Argyróphleps nesos. L'isola dalle vene d'argento: esploratori, mercanti e coloni in Sardegna tra il 14. e il 6. sec. a.C., a cura di P. Bernardini-R. D'Oriano, Fiorano Modenese, Comune di Fiorano Modenese, 2001, pp. 41-46;
P. Bernardini, "I roghi del passaggio, le camere del silenzio: aspetti del rituale funerario nella Sardegna fenicia e punica", in Quaderni del Museo, 1, 2003, pp. 257-292.